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Batteri dell’intestino e fibrosi cistica: scoperto rapporto diretto

Tra fibrosi cistica e composizione batterica dell’intestino dei bambini che soffrono di questa malattia c’è una diretta correlazione: la proteina difettosa che caratterizza la patologia è in grado di modificare la composizione della flora batterica intestinale. La scoperta è frutto di uno studio italiano pubblicato sulla rivista Plos One, che apre la strada a nuovi trattamenti per le gravi complicanze associate a questa patologia genetica rara.

Premesse
La fibrosi cistica colpisce circa un neonato su 2.500 ed è causata dalle mutazioni del gene CFTR, che produce una proteina difettosa, non più in grado di regolare il controllo del passaggio di acqua e sali nelle cellule. Questo porta a produrre un muco molto denso che ostruisce l’apparato respiratorio, riproduttivo e digestivo dei pazienti, esponendoli a continue infezioni.

Lo studio
Per indagare sul collegamento con la flora batterica intestinale, un team multidisciplinare composto di ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e delle Università Sapienza e Federico II, ha studiato 31 bambini tra 1 e 6 anni affetti da fibrosi cistica. Per la prima volta, è stato così possibile disegnare la ‘mappa funzionale’ del loro microbiota, facendo luce sui meccanismi che lo regolano.

Analizzando il corredo genetico e i metaboliti prodotti dai processi cellulari, si è visto che è condizionato principalmente proprio dal difetto della proteina CFTR: presenta, in particolare, una diminuzione di alcuni batteri (Eggerthella, Eubacteriumi) e sovrabbondanza di altri (Staphylococcus, Clostridium difficile).

Mentre nel microbiota di bimbi con fibrosi cistica un ruolo molto minore viene svolto da quelle che sono le cause più comuni di alterazione delle comunità batteriche, come infezioni o trattamento antibiotico. La scoperta, secondo i ricercatori, potrebbe portare, tramite la somministrazione di probiotici mirati, a nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla malattia, e ad azioni di prevenzione di alcune complicanze gravi, come i tumori intestinali.

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