Il letale parassita della malaria, un protozoo chiamato Plasmodio, viene trasportato nell’intestino delle zanzare per passare da un essere umano all’altro. Benchè alcuni scienziati abbiano proposto l’uso di zanzare geneticamente modificate o sterili per combattere la malaria, un nuovo metodo punta dritto allo stomaco: fare in modo che le zanzare assorbano batteri le immunizza dal Plasmodio, e se le zanzare non possono trasportare il parassita della malaria, esse non possono contagiarlo accidentalmente agli esseri umani che pungono. E’ stato introdotto un batterio chiamato Cromobatterio Csp_P in una popolazione di zanzare infette da agenti della malaria e del dengue: oltre ad eliminare la maggior parte delle zanzare, questa strategia ha eliminato del tutto il Plasmodio dallo stomaco delle sopravvissute. Si ipotizza che delle trappole al Cromobatterio potrebbero infettare le zanzare selvatiche, di fatto vaccinandole dalla malaria: idealmente, le zanzare, che hanno una vita molto breve, contrarrebbero il Cromobatterio prima di raggiungere l’uomo. Il Cromobatterio potrebbe combattere il Plasmodio in due modi: in primo luogo, attiva il sistema immunitario della zanzara, che distrugge il parassita della malaria come danno collaterale. In secondo luogo, il Cromobatterio potrebbe attaccare direttamente il Plasmodio con tossine chimiche che un giorno potrebbero essere utilizzate per combattere la malaria nelle persone. La lotta mondiale contro la malaria è andata incontro ad un’escalation negli ultimi anni: essa ha portato a salvare 3,3 milioni di vite fra il 2000 ed il 2013, ma altri miliardi di persone permangono a rischio, soprattutto in Africa. Con la comparsa di ceppi resistenti al trattamento, c’è grande richiesta di mezzi alternativi per attaccare il parassita. Il Cromobatterio non è il primo bioagente impiegato contro la malaria: le malattie anti-zanzare si sono unite agli spray chimici ed all’interruzione della riproduzione nella lotta contro questi insetti da decenni. Tuttavia, se il Cromobatterio funzionerà come previsto, potrebbe essere il primo bioagente a duplice meccanismo di azione, in grado di combattere sia la malattia che il suo vettore. (PloS Pathogens online 2014, pubblicato il 23/10)
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