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Amare il cuoco significa amare le pietanze?

Spaghetti alla bologneseUn bel purè di patate, o spaghetti al ragù? Sushi? A prescindere da ciò che identifichiamo come buono, è probabile che l’attrazione che proviamo verso una determinata pietanza derivi dalla relazione che abbiamo con la persona che, in base ai nostri ricordi, ce la preparò per prima. Questo dato ha implicazioni per meglio comprendere il modo in cui i fattori sociali influenzino le nostre preferenze alimentari ed il nostro comportamento in questo campo.

I cosiddetti “alimenti di conforto” sono spesso quei cibi che i nostri parenti ci preparavano quando eravamo piccoli: se manteniamo un’associazione positiva con la persona che ce li preparava, ci sono buone probabilità che saremo attratti verso quelle stesse pietanze durante i periodi tristi o di isolamento, da grandi. Secondo gli psicologi, questo fenomeno può essere compreso come forma di condizionamento classico.

Alcuni studi passati avevano dimostrato che gli “alimenti di conforto” possono ridurre i sentimenti di rifiuto ed isolamento. Dato che questi alimenti hanno una funzione sociale, essi risultano particolarmente attraenti quando ci sentiamo soli o emarginati, e ciò aiuta a comprendere come mai potremmo mangiarne anche quando siamo a dieta o non abbiamo fame. Dato che le minacce al senso di appartenenza sono correlate a rischi per la salute fisica e mentale, è importante comprendere come gestire queste forme di vulnerabilità ed il ricorso agli alimenti di conforto è un metodo tramite il quale le persone possono sentirsi connesse ed al sicuro. (Appetite, 2015; 90: 5)

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