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Alzheimer: correlazione tra disturbi cognitivi e salute orale rimane incerta

salute orale(Reuters Health) – Nel corso degli ultimi due decenni, un crescente numero di studi ha indagato le relazioni tra i problemi cognitivi negli adulti ​​più anziani e la salute orale. Un recente studio di quest’anno, per esempio, ha collegato le malattie gengivali ad un più rapido declino cognitivo nelle persone con malattia di Alzheimer. Un team di ricercatori guidato da Bei Wu, della School of Nursing della Duke University di Durham in North Carolina, ha pubblicato una revisione dei dati disponibili sul Journal of the American Geriatrics Society.

Lo studio
La revisione, quindi, secondo gli autori, ha inteso valutare l’esistenza di questo possibile legame, partendo dai presupposti che molti adulti anziani mantengono i loro denti naturali e più di un terzo delle persone più anziane mostrano una compromissione delle funzioni cognitive. Per questa revisione il team di Wu ha analizzato 16 studi che avevano monitorato i partecipanti nel corso del tempo, più altri 40 studi che avevano osservato i partecipanti in un unico tempo preciso. Ebbene, i ricercatori hanno in sostanza evidenziato che alcuni marcatori della salute orale, come il numero di denti e la presenza di malattie gengivali, erano legati al tasso del declino cognitivo o del rischio di insorgenza della demenza. Ma queste associazioni non erano stabili in ogni singolo studio. Inoltre, in altri studi considerati nella revisione, non vi era alcun legame tra salute orale e salute del cervello. Tra l’altro, l’ipotesi che entrambe le condizioni possano essere legate da uno stato infiammatorio sottostante è stata esaminata solo da uno studio che i ricercatori hanno definito come “solo marginalmente rilevante”.

“Questo campo di studi è promettente, ma abbiamo davvero bisogno di avere a disposizione studi più rigorosi per poter approfondire le ragioni che sottendono questa relazione “, ha detto Wu. E ha aggiunto che l’idea che la salute orale possa influenzare le funzioni cognitive è molto interessante, anche perché le persone possono intervenire autonomamente su questo possibile legame. Inoltre, una revisione sistematica degli studi che analizzano questa relazione, potrebbe indicare la direzione verso cui indirizzare gli sforzi della ricerca e gli interventi per la prevenzione della demenza.

Fonte: J Am Geriatr Soc 2016

Andrew M. Seaman

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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