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Allarme strade: poco asfalto, troppe buche

L’emergenza sicurezza stradale legata alla manutenzione delle strade è ormai generalizzata a tutto lo Stivale.Non riguarda più solo la città di Roma, caso più eclatante, ma un po’ tutto il Paese. A lanciare l’allarme è la Siteb, l’associazione che riunisce le aziende e i professionisti che si occupano di progettare, costruire e controllare lo stato della rete viaria del Paese.

Secondo i dati, nei primi quattro mesi dell’anno l’utilizzo dell’asfalto è sceso del 4,7%, un dato che peggiora il valore riscontrato nello stesso periodo del 2016, anno che, in Italia, è stato per i consumi di conglomerato bituminoso il più basso di sempre. E questo, viene sottolineato, nonostante le strade siano in troppi casi dei colabrodo, con pericolose implicazioni per la sicurezza della circolazione.

L’indagine periodica, condotta dai rappresentanti dei costruttori e manutentori di strade che a livello nazionale contano su circa trecento associati (aziende, P.A. e ingegneri liberi professionisti), mette in evidenza, appunto, il nuovo record negativo per l’asfalto con una flessione nel primo quadrimestre del 4,7%, dopo il minimo storico di fine 2016, anno che aveva fatto registrare complessive 23 milioni di tonnellate contro i 45 milioni del 2006.

La situazione, chiarisce la Siteb in una nota, potrebbe addirittura peggiorare:
”In quella che solitamente rappresenta la stagione delle manutenzioni (maggio-settembre), al momento – si legge – i lavori tardano a sbloccarsi, le buche continuano ad aumentare in volume e ampiezza e cresce il numero delle strade ammalorate chiuse al traffico e in cui, per ragioni di sicurezza, entrano in vigore nuove limitazioni alla circolazione e della velocità”. Viene, inoltre, spiegato come normalmente in tale periodo venga effettuato il 70% dei lavori di manutenzione. Nella stessa nota, infine, si mette in evidenza ”il caso Roma, con un ‘asfalto groviera’ che, secondo la Corte dei Conti, ha prodotto 2.700 cause con richieste di risarcimento verso il Comune per i danni causati dalla ‘epidemia buche’ e lavori di manutenzione che ancora oggi tardano a partire in modo deciso”.

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