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Acromegalia: 2.500 italiani con mani e piedi grandi

L’acromegalia è una patologia cronica rara dovuta ad un’eccessiva produzione da parte dell’ipofisi dell’ormone della crescita che porta all’ingrossamento di piedi, mani, lingua e ossa del viso, ma che provoca anche l’aumento di volume di organi interni, come cuore, fegato, tiroide, intestino, rene. A soffrire di questa condizione, dovuta nella maggior parte dei casi ad un adenoma, un tumore benigno, sono 2.500 persone, 180 l’anno.

La patologia

“E’ una malattia subdola perché nella maggior parte dei casi viene diagnosticata casualmente: le trasformazioni hanno un andamento lento e progressivo e i sintomi risultano spesso sfumati”, ha spiegato Ezio Ghigo, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Torino, al Congresso europeo di endocrinologia di Lisbona.

“Come conseguenza si manifestano gravi malattie cardiovascolari, come la cardiomegalia, che comporta l’aumento della massa ventricolare, e l’ipertensione; e frequentemente anche malattie metaboliche – ha evidenziato Andrea Giustina, Presidente Eletto della European Society of Endocrinology – l’aspettativa di vita media per i pazienti acromegalici non trattati adeguatamente è più bassa della media (intorno ai 60 anni). Le malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e respiratorie, determinano una percentuale di mortalità di circa 2-3 volte maggiore. Se l’acromegalia è affrontata con terapie adeguate, comunque, la mortalità torna simile a quella della popolazione generale”.

Nonostante i protocolli di trattamento siano consolidati ed efficaci, però, da un terzo al 50% dei pazienti non risponde adeguatamente alla terapia medica e non raggiunge un buon controllo della malattia, ma uno studio italiano su The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism ha stabilito l’efficacia di un trattamento ad alte dosi o ad alta frequenza dei lanreotide, farmaco analogo della somatostatina a lunga durata di azione, già utilizzato per il trattamento.

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