L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) costituisce in tutto il mondo una grave preoccupazione per la salute. Questa malattia può infatti causare cirrosi, carcinoma epatocellulare e persino la morte. Nei pazienti con malattie mentali gravi (SMI), come ad esempio disturbo depressivo maggiore, disturbo di personalità, disturbo bipolare e schizofrenia, l’incidenza dell’HCV è da 3 a 20 volte superiore rispetto a coloro che non sono colpiti da queste importanti patologie.
In passato, il trattamento dell’HCV si basava sull’interferone peghilato alfa, farmaco che presenta effetti avversi di tipo neuropsichiatrico che comportano l’esclusione dei soggetti con SMI da opportunità terapeutiche e da studi clinici.
Questo studio ha esaminato la letteratura pubblicata tra il mese di dicembre del 2010 e il mese di dicembre del 2020, analizzando l’epidemiologia dell’HCV nei pazienti con SMI, gli effetti dell’infezione da HCV e gli ostacoli al trattamento di questa popolazione. Inoltre, vengono valutati i benefici offerti dalle nuove opzioni terapeutiche rappresentate dagli agenti antivirali diretti pangenotipici (DAA).
L’introduzione in clinica dei DAA ha rivoluzionato il trattamento dell’infezione da HCV perché hanno dimostrato di essere efficaci, sicuri e di poter migliorare la qualità della vita dei pazienti con SMI. Gli psichiatri possono così incrementare gli screening e le cure dei loro pazienti. Questo può contribuire a superare le barriere precedenti e a migliorare i tassi di trattamento e i risultati positivi in questa popolazione vulnerabile.
Gastroenterol Hepatol. 2023 May doi:10.1016/j.gastrohep.2022.06.001


