Nonostante i progressi nella terapia farmacologica e interventistica, le malattie cardiovascolari (CVD) rimangono la principale causa di mortalità nelle donne, sia nel Regno Unito che a livello globale. Una delle cause chiave è l’insufficiente rappresentanza femminile nella ricerca clinica cardiovascolare: meno del 30% dei partecipanti agli studi clinici sono donne.
Per affrontare questa significativa diseguaglianza, la British Cardiovascular Society (BCS), in collaborazione con la British Heart Foundation Clinical Research Collaborative (BHF CRC), ha pubblicato un importante consensus statement sulla rivista Heart (BMJ Group), con l’obiettivo di proporre strategie concrete per aumentare la partecipazione femminile nella ricerca cardiovascolare.
Una visione multidisciplinare
Il documento, frutto del contributo di esperti provenienti da cardiologia, medicina generale, infermieristica, fisiologia, scienze dell’alimentazione e rappresentanti dei pazienti, sottolinea che la mancata inclusione delle donne nella ricerca porta a una carenza di evidenze per un trattamento efficace e personalizzato.
Il consenso affronta le differenze di genere in tutte le principali aree della cardiologia, tra cui ipertensione, coronaropatia, scompenso cardiaco, patologie valvolari, aritmie, cardio-oncologia, cardiopatie congenite e condizioni ereditarie. Ogni sezione presenta le barriere alla partecipazione femminile e propone actionable points per superarle, come il supporto per la cura dei figli, la flessibilità degli appuntamenti, il rimborso delle spese di viaggio e la necessità di leadership femminile nei trial clinici.
Evidenze e raccomandazioni
Tra le osservazioni più rilevanti:
- I trial RCT cardiovascolari condotti da ricercatrici donne reclutano una percentuale significativamente maggiore di partecipanti femminili.
- Le donne spesso vengono escluse per motivi legati alla fertilità, con criteri di esclusione non sempre giustificati.
- In patologie come lo scompenso con frazione di eiezione preservata (HFpEF), la partecipazione femminile è maggiore, ma ancora insufficiente rispetto alla prevalenza reale.
- Le tecnologie di imaging, fondamentali per la diagnosi e il follow-up, vedono una sottorappresentazione femminile, con criticità specifiche legate alla sicurezza percepita e alla disponibilità.
Un modello per il futuro
Il consensus sottolinea che il cambiamento richiede uno sforzo coordinato da parte di tutte le figure sanitarie coinvolte nella cura cardiovascolare: medici di medicina generale, cardiologi, infermieri, fisiologi, ricercatori e pazienti stesse. Si propone un approccio inclusivo basato sulla co-progettazione dei trial con la partecipazione attiva delle pazienti donne fin dalle fasi iniziali della ricerca.
La pubblicazione rappresenta un punto di svolta fondamentale e fornisce una guida concreta per superare le disuguaglianze di genere nella ricerca cardiovascolare. È un invito urgente alla comunità medica: includere più donne nella ricerca non è solo un atto di equità, ma una necessità clinica per garantire trattamenti efficaci e sicuri per tutte le pazienti.


