Empagliflozin nel trattamento dell’insufficienza cardiaca acuta con bassa pressione: efficacia e sicurezza

Un recente studio pubblicato su European Journal of Heart Failure ha esaminato l’efficacia e la sicurezza dell’empagliflozin nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta (AHF) e bassa pressione arteriosa (BP). I pazienti con AHF e pressione bassa, definita come una pressione sistolica (SBP) inferiore a 110 mmHg o una pressione diastolica (DBP) inferiore a 70 mmHg, sono noti per avere una prognosi peggiore. Sebbene l’empagliflozin abbia mostrato benefici nei pazienti con AHF, la sua efficacia e sicurezza nei pazienti con bassa pressione arteriosa non erano ben definiti.

Lo studio EMPULSE ha incluso 530 pazienti con AHF, seguiti per 90 giorni, e ha confrontato l’uso di empagliflozin rispetto al placebo. Il principale risultato primario era un composito gerarchico che includeva mortalità per tutte le cause, eventi di insufficienza cardiaca e cambiamenti nel punteggio totale dei sintomi del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire a 90 giorni, analizzato utilizzando il win ratio (WR). Per essere inclusi nello studio, i pazienti dovevano avere una SBP ≥100 mmHg al momento della randomizzazione. Dei 530 pazienti, 131 (25%) avevano SBP <110 mmHg e 190 (36%) avevano DBP <70 mmHg.

Nei pazienti trattati con placebo, la bassa pressione arteriosa è stata associata a un numero maggiore di eventi clinici e avversi. Tuttavia, rispetto al placebo, i cambiamenti nella BP con l’empagliflozin sono stati di modesta entità (da -2 a +2 mmHg), senza raggiungere significatività statistica. I pazienti con bassa pressione hanno visto un aumento della BP, in media, durante il periodo di follow-up di 90 giorni, indipendentemente dal gruppo di trattamento. Sebbene l’empagliflozin non abbia ridotto la BP in misura maggiore rispetto al placebo, ha migliorato gli esiti clinici in tutti i pazienti, con un effetto potenzialmente maggiore nei pazienti con DBP <70 mmHg al momento della randomizzazione. In particolare, nel gruppo con DBP <70 mmHg, l’effetto sul risultato primario è stato più pronunciato (WR = 2.11, IC 95% 1.46–3.04, p=0.02 per interazione), mentre nel gruppo con DBP ≥70 mmHg il WR è stato pari a 1.23 (IC 95% 0.94–1.60).

In conclusione, i pazienti con AHF e bassa pressione avevano un rischio maggiore di eventi clinici. L’empagliflozin non ha ridotto la pressione arteriosa più del placebo, ma ha migliorato gli esiti clinici in modo efficace e sicuro, indipendentemente dalla BP al momento della randomizzazione. I risultati suggeriscono che l’empagliflozin dovrebbe essere preso in considerazione nel trattamento dei pazienti con AHF, anche in quelli con bassa pressione arteriosa.

European Journal of Heart Failure. https://doi.org/10.1002/ejhf.3626

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