Preoccupante sindrome neuro-oculare associata al volo spaziale

Gli astronauti che vivono nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) vanno incontro a cambiamenti nel sistema visivo che sollevano la possibilità di una perdita di visus durante le future missioni umane su Marte o per altre destinazioni.

Andrew Lee, primario di oftalmologia dello Houston Methodist Hospital, ha descritto per la prima volta l’insieme di nuove ed uniche risposte fisiologiche e patologiche a livello sistemico e neuro-oculare documentate negli astronauti durante e dopo un volo spaziale di lunga durata, denominate sindrome neuro-oculare (SANS).

Le missioni nella ISS di solito durano circa sei mesi, e sono stati documentati cambiamenti neuro-oculari in circa due dozzine di astronauto tornati da questi voli spaziali prolungati. Questi cambiamenti comprendono edema del disco ottico, appiattimento del globo che talora danno luogo ad errori di rifrazione, pliche coroidalie retiniche ed infarti delle fibre nervose.

Nella maggior parte dei casi, i cambiamenti sono lievi-moderati, ma essi sono ampiamente variabili, e sembrano emergere precocemente durante il volo, progredire lentamente e rimanere in correlazione con la durata del volo stesso. I soggetti che hanno sviluppato SANS, peraltro, hanno maggiori probabilità di svilupparla di nuovo se effettuano nuovi voli spaziali.

Gli astronauti che manifestano cambiamenti dell’acuità visiva a bordo della stazione spaziale usano occhiali adattabili per trattare il problema, e quando atterrano l’acuità visiva tende a tornare ai livelli originali, ma parte dei cambiamenti strutturali dell’occhio, come le pliche coroidali, persistono anche per anni dopo la missione.

La sindrome condivide alcune somiglianze con l’ipertensione intracranica idiopatica terrestre, una patologia caratterizzata da un incremento della pressione del fluido cerebrospinale nello spazio intorno al cervello ed al midollo spinale, ma gli astronauti non ne presentano i sintomi tipici, come cefalee croniche e tinnito sincronizzato con il polso, e nemmeno i fattori di rischio come l’obesità o l’uso di droghe.

Si suppone che a gravità zero il fluido cerebrospinale, normalmente non presente nello spazio subaracnoideo intorno al nervo ottico, vada verso l’alto e rimanga compartimentalizzato o intrappolato nell’orbita e nel vano del nervo ottico, determinando gonfiore.

Gli studi futuri includeranno astronauti che trascorrono più tempo nella ISS, e tenteranno di osservare sperimentalmente cosa accade in caso di spostamento compartimentale dei fluidi cefalici. La comprensione della SANS ed il suo trattamento con contromisure specifiche potrebbero rendersi necessari con la preparazione di missioni spaziali più lunghe. Queste contromisure potrebbero comprendere diuretici o restrizione del sale, per quanto questi approcci sinora non siano stati testati o ritenuti necessari. (JAMA Ophthalmol online 2017, pubblicato il 20/7)

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