Eleggibilità al trattamento con Car-T: ne parliamo con Giulia Perrone, Istituto Nazionale Tumori Milano

La terapia con cellule Car-T per i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B è disponibile in Italia da pochi mesi. I centri specializzati che possono somministrare la terapia hanno quindi iniziato da poco a trattare un numero selezionato di pazienti. Per scoprire quali sono i criteri di ammissibilità per la terapia in Italia, Popular Science ha intervistato Giulia Perrone, medico all’IRCSS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e segretaria della Società Italiana di Ematologia.

Quali sono i criteri di ammissibilità per la terapia?
Sono eleggibili per la terapia con cellule Car-T i pazienti con linfoma resistente e/o refrattario ad almeno due linee di terapia, comprensive di antracicline e anticorpo monoclonale anti CD20. L’idoneità al trattamento dipende poi dal performance status, dall’assenza di comorbidità significative e dalla presenza di un’adeguata funzione cardiaca, renale e polmonare. I pazienti devono anche risultare negativi allo screening per l’epatite B, l’epatite C e l’HIV e non devono essere affetti da malattie a livello del sistema nervoso centrale.


Come si procede alla selezione dei pazienti?
I pazienti potenzialmente eleggibili al trattamento con Car-T vengono trasferiti ai centri ematologici che sono stati approvati dal Ministero della Salute. In questo ultimo anno presso il nostro Istituto abbiamo valutato circa 75 pazienti con diagnosi di linfoma a grandi cellule B o linfoma primitivo del mediastino resistente e/o refrattario. Di questi, solamente il 30% dei pazienti è risultato effettivamente idoneo a ricevere il trattamento e il 16% ha ricevuto la terapia. Questi dati mettono in luce la complessità del processo di selezione. Nell’intervallo di tempo che intercorre fra la selezione del paziente e il momento della re-infusione delle Car-T bisogna tenere la malattia sotto controllo con radio o chemioterapia e bisogna evitare un peggioramento delle condizioni del paziente a causa di infezioni o disfunzione di organi.


Esistono delle linee guida che diano indicazioni sulla selezione dei pazienti?
Non esistono al momento delle linee guida, ma ci sono delle raccomandazioni che derivano dagli studi registrativi e che vengono aggiornate sulla base dell’esperienza acquisita nella pratica clinica. Fra i principali centri italiani c’è attualmente un ampio confronto sulla terapia. C’è la volontà di condividere l’esperienza progressivamente maturata con la raccolta prospettica dei dati relativi al trattamento e alle tossicità che emergeranno. La nostra raccomandazione al momento è di rimanere il più possibile in linea con le caratteristiche dei pazienti arruolati negli studi registrativi.

Quali sono le difficoltà principali della terapia e in particolare nella selezione dei pazienti?
La principale difficoltà nella selezione è capire quali siano i pazienti che maggiormente possono beneficiare del trattamento. Disponiamo di dati che possono dare delle indicazioni, ma non sono ancora maturi. Per quanto riguarda la terapia, è importante che il paziente venga assistito da un team multidisciplinare formato appositamente per la gestione delle complicanze associate al trattamento con Car-T. Le complicanze precoci devono essere prontamente riconosciute e trattate per evitare evoluzioni infauste.

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