Dalla gravità della malattia alla localizzazione delle lesioni, dalle caratteristiche della pelle fino alla valutazione della qualità della vita: ecco cosa cambia tra pazienti pediatrici e adulti
Localizzazione delle lesioni, caratteristiche della pelle e grado di severità sono i tratti distintivi principali tra la dermatite atopica dell’adulto e del bambino, ma ciò che è più difficile da affrontare per il dermatologo è la gestione della malattia negli adulti che non hanno mai avuto prima questa patologia, laddove i bambini che crescono con essa imparano col tempo a conviverci. Inoltre, per l’adolescente mancano valutazioni ad hoc sulla qualità di vita. Ne abbiamo parlato con Anna Belloni Fortina, responsabile del Centro Regionale di Dermatologia Pediatrica che fa capo all’Università di Padova.
Professoressa, quali sono le principali differenze tra la dermatite atopica dell’adulto vs. bambino?
Dal punto di vista epidemiologico, il bambino ha più frequentemente forme lievi, mentre l’adulto ha più spesso forme moderate/severe. Dal punto di vista clinico, la dermatite atopica del neonato, o comunque del bambino sotto i due anni, differisce a livello di localizzazione dal momento che vengono colpite le regioni estensorie e risparmiate quelle flessorie. Inoltre, nel bambino sotto i due anni, il volto è coinvolto su guance, fronte e mento e non nelle aree perioriziali, mentre nell’adulto sono coinvolte proprio le zone intorno a bocca, occhi e orecchie e quelle flessorie, quindi le pieghe.
È diverso anche il manifestarsi della malattia, con gli adulti che hanno la cute ispessita, più disidratata, mentre l’aspetto clinico della dermatite atopica del bambino è più edematoso, con la formazione di siero e di croste. In entrami i casi, comunque, le localizzazioni devono essere simmetriche, quindi colpire sia il lato destro che il lato sinistro.
Ci sono differenze a livello di diagnosi e di score?
Per quanto riguarda la diagnosi, sia per l’adulto che per il bambino i criteri fondamentali sono quelli di Hanifin e Rajka, mentre per gli score, che servono a stabilire la gravità della malattia, quelli riconosciuti sono l’EASI e, in Europa, più frequentemente lo SCORAD.
Poi c’è una valutazione della qualità della vita tramite il DLQI. Il DLQI è applicabile solo all’adulto, perché comprende domande che riguardano, per esempio, la vita lavorativa, le difficoltà relazionali e così via. Il bambino ha esigenze diverse e in questo caso c’è una valutazione della qualità della vita con il ‘children DLQI’, un indice modificato e adattato al bambino. A volte, poi, il DLQI si valuta sul genitore, che riferisce, per esempio, le ore di lavoro perse se la notte è rimasto sveglio perché il bambino ha pianto a causa della dermatite atopica. Purtroppo, invece, non esiste un DLQI per l’adolescente, in cui non ha senso parlare di attività lavorativa né di uso della macchina, e mancano quelle domande relative ai rapporti sociali, alla difficoltà di relazione, che sono tipiche di questa fascia d’età.
Come cambia l’evoluzione della malattia nella forma adulta vs. pediatrica?
La dermatite atopica è una malattia cronica che ha fase di attività e di remissione che dipendono da tantissimi fattori diversi, sia ambientali che psicologici. Le forme lievi del bambino tendono a risolversi durante l’infanzia e l’adolescenza. Invece, le forme più gravi tendono a permanere fino all’età adulta, con fasi di remissione e di riacutizzazione. Non si può però garantire al paziente che una forma lieve guarisca nell’arco di qualche anno e non si manifesti più.
Nell’adulto si distinguono tre forme: una che compare improvvisamente da adulti, in circa il 20-30% dei casi, una forma che si mantiene dall’infanzia, in circa il 40% dei casi, e una forma che tende a sparire durante l’infanzia/adolescenza e si ripresenta da adulti, con una lunga fase di remissione, in una piccola fetta di soggetti. L’adolescente, infine, si considera adulto dai 12 anni in su, anche se l’età può variare, e comunque c’è qualche differenza dal punto di vista clinico, nel senso che nell’adolescente sono più frequenti le forme di coinvolgimento testa/collo.
A livello di qualità di vita, come cambia l’impatto tra bambino e adolescente/adulto?
La qualità di vita peggiora moltissimo nell’adolescenza perché la dermatite è visibile e causa prurito, che si avverte sia durante il giorno che durante la notte, per cui fa perdere ore di sonno, fa perdere la concentrazione nello studio, nonché giorni di scuola. Oltre al prurito, nella fase acuta c’è il dolore, per cui si tende a restare a casa. Un altro problema è che durante la fase acuta si riduce molto l’attività sportiva perché il sudore peggiora prurito e dermatite, un fattore che limita l’adolescente, soprattutto se vuole intraprendere una carriera sportiva.
Quali differenze ci sono, eventualmente, tra la dermatite dell’adulto che ha avuto insorgenza in età infantile rispetto alla malattia che si è sviluppata in età adulta?
Dal punto di vista clinico nessuna, il problema è la gestione, perché un paziente che ha la dermatite atopica fin da piccolo ha imparato a gestirla, mentre uno che non l’ha mai avuta prima naturalmente non sa gestirla. Per questo, la qualità di vita è peggiore nei soggetti che sviluppano la dermatite atopica da adulti, che generalmente sono spaventati da questa malattia che crea loro problemi e disagi lavorativi, sociali, relazionali. Diciamo che per certi versi, anche se si è iniziato da poco a studiare la forma nell’adulto e ne sappiamo meno rispetto a quella del bambino, la gestione dell’adulto è il problema principale.


