Il monitoraggio intraoperatorio del nervo facciale è associato ad una riduzione delle paralisi facciali post-operatorie a seguito di una parotidectomia primaria. Secondo Eleftherios Savvas dell’Università di Muenster, autore di uno studio su 267 pazienti, l’impiego del monitoraggio del nervo facciale dovrebbe rappresentare oggi uno standard terapeutico, in quanto aiuta il chirurgo a prevenire danni imprevisti e nell’addestramento degli interni.
La paralisi temporanea del nervo facciale segue il 15-66% delle parotidectomie primarie, ed è permanente nel 2,5-5% dei casi. Secondo i ricercatori, alcuni medici anziani potrebbero difendere il mancato impiego del monitoraggio in quanto esso potrebbe essere fuorviante durante l’intervento e potrebbe non sembrare realmente utile ma, il presente studio, dovrebbe persuadere anche gli scettici a pensarla diversamente, in quanto l’impiego di routine di questa pratica previene efficacemente stiramenti e compressioni impreviste delle fibre nervose intorno all’area di dissezione.
Secondo alcuni esperti l’impiego del monitoraggio appare oggi d’obbligo soprattutto negli ospedali universitari, anche se ciò significa che la nuova generazione di chirurghi non imparerà come praticare l’intervento senza questo strumento. Si tratta di un obbligo medico-legale per la sicurezza del paziente, anche se alcuni obiettano che la sua efficacia nel ridurre la paralisi facciale si riduce soltanto agli interventi secondari. (JAMA Otolaryngol Head Neck Surg online 2016, pubblicato il 16/6)


