Un’analisi economica di due strategie impiegate per la prevenzione della tromboembolia venosa nei pazienti critici suggerisce che, l’impiego di un’eparina a basso peso molecolare, rappresenti un trattamento più conveniente rispetto ad un’eparina non frazionata.
Il rapporto costo/beneficio delle eparine a basso peso molecolare si deve in larga misura alla loro capacità di ridurre i tassi di embolia polmonare e di trombocitopenia da eparina rispetto a quelle non frazionate. Questa valutazione deriva dai risultati dello studio PROTECT, progettato per verificare la superiorità di un’eparina a basso peso molecolare, la dalteparina, rispetto a quella non frazionata su 3.764 pazienti critici in terapia intensiva.
Per quanto riguarda l’esito primario considerato, ossia la trombosi venosa profonda della gamba, non è stata riscontrata alcuna differenza fra le due farmacoterapie, ma nei pazienti che hanno assunto dalteparina è stata osservata una riduzione del tasso di trombocitopenia da eparina ed embolia polmonare.
Secondo l’analisi effettuata dall’autore, Robert Fowler del Sunnybrook Health Sciences Center di Toronto, l’eparina a basso peso molecolare risulterebbe più conveniente persino se i costi del farmaco aumentassero da 8$ a 179$. L’autore afferma che questi risultati sono importanti per l’assistenza al paziente critico in quanto “complementari alle conoscenze sull’efficacia clinica dei farmaci derivanti dallo studio PROTECT”. (JAMA online 2014, pubblicato l’1/11)


