Uso dell’azoto ureico salivare per rilevare la malattia renale negli adulti

Le malattie renali colpiscono milioni di persone a livello globale, specialmente nei Paesi a basso e medio reddito dove l’accesso ai test diagnostici è limitato. L’azoto ureico salivare (SUN) è stato proposto come alternativa semplice e non invasiva ai tradizionali test diagnostici basati sul siero. Un gruppo di ricercatori ha eseguito una revisione sistematica e una meta-analisi con la finalitĂ  di valutare l’accuratezza diagnostica del SUN per il rilevamento delle malattie renali negli adulti. Seguendo le linee guida PRISMA-DTA, sono state esplorate con attenzione cinque banche dati alla ricerca di lavori pertinenti senza restrizioni di lingua o di data. La qualitĂ  degli studi è stata valutata impiegando lo strumento QUADAS-2 ed è stata utilizzata la versione 17 di STATA per l’analisi. Il team ha stimato la sensibilitĂ  aggregata, la specificitĂ  e gli odds ratio diagnostici (DOR) attraverso un modello a effetti casuali. L’analisi dei sottogruppi è stata condotta in base al test di riferimento utilizzato (creatinina sierica o azoto ureico ematico) mentre l’eterogeneitĂ  è stata vagliata con la statistica I². Alla fine, gli esperti hanno selezionato 7 documenti (n = 1.933) che hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Nel sottogruppo della creatinina sierica (sCr) (2 studi), il SUN ha mostrato una sensibilitĂ  aggregata di 0,44 (IC 95%: 0,38-0,49), una specificitĂ  di 0,96 (IC 95%: 0,95-0,98), un DOR di 18,89 (IC 95%: 15,19-23,57) e un AUC di circa 0,90. Nel sottogruppo dell’azoto ureico ematico (BUN) (5 studi), la sensibilitĂ  è di 0,83 (IC 95%: 0,69-0,91), la specificitĂ  di 0,88 (IC 95%: 0,78-0,94), il DOR di 37 (IC 95%: 15-91) e l’AUC di 0,93. L’eterogeneitĂ  è risultata moderata nel sottogruppo BUN (I² bivariata = 51%), con il 42% della variabilitĂ  attribuita agli effetti soglia. La meta-regressione ha identificato il paese dello studio (p = 0,01) e il test di riferimento utilizzato (p = 0,02) come fattori che contribuiscono all’eterogeneitĂ  nella sensibilitĂ , mentre la comorbilitĂ  (p = 0,001) ha influenzato significativamente la specificitĂ . Gli Autori concludono che il SUN mostra un’alta specificitĂ  diagnostica e una buona accuratezza complessiva, in particolare se confrontato con il BUN, e potrebbe servire come strumento di screening non invasivo e pratico in contesti con risorse limitate. Sebbene sia presente eterogeneitĂ , il SUN rimane un’alternativa diagnostica promettente che richiede comunque ulteriore validazione in diverse popolazioni cliniche.

PLoS One. 2025 May doi: 10.1371/journal.pone.0324251

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