La creazione e l’uso con successo delle fistole arterovenose (AVF) per l’accesso vascolare della dialisi variano in modo considerevole fra le diverse nazioni, nonostante il fatto che le linee guida nazionali raccomandino uniformemente le AVF come accesso di prima scelta.
Come affermato da Ronald Pisoni della Arbor Research Collaborative for Health di Ann Arbor, autore dell’indagine che ha portato a queste conclusioni, l’ottimizzazione dell’accesso vascolare è di importanza cruciale per l’assistenza a lungo termine dei pazienti in emodialisi.
E’ stata osservata una maggiore pervietà primaria e cumulativa delle AVF nei pazienti in emodialisi in Giappone, Europa, Australia, Nuova Zelanda ed USA. Questi raffronti internazionali potrebbero fornire importanti indicazioni per i medici statunitensi che tentano di ottenere un successo paragonabile a quello europeo e giapponese negli accessi vascolari.
Le AVF non sono idonee per tutti i pazienti, e quindi questi dati evidenziano anche l’importanza della selezione del miglior tipo di accesso per ciascun paziente e dello sviluppo di vie cliniche efficaci per le circostanze in cui le AVF non maturano con successo.
Peraltro il fallimento delle nuove AVF è associato all’uso a lungo termine di cateteri ed ad un rischio di mortalità sostanzialmente più elevato. L’accesso vascolare svolge un ruolo centrale nella terapia emodialitica, e viene spesso chiamato “linea vitale del paziente”. (Int J Kidney Dis online 2020, pubblicato il 21/9 https://doi.org/10.1053/j.ajkd.2020.06.020)


