La rimozione dei linfonodi non apporta alcun beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alla mancata linfadenectomia nei pazienti con tumori nefrocellulari ad alto rischio completamente resecati. Lo ha suggerito un’analisi secondaria dei risultati dello studio ASSURE, condotto su 1.943 pazienti da Benjamin Ristau del Fox Chase Cancer Center di Philadelphia.
Lo studio ha paragonato due diversi chinasi-inibitori usati in questo contesto con un placebo, ma dato che l’obiettivo della terapia sistemica post-operatoria consiste nell’eliminare la patologia micrometastatica rimanente, lo studio mirava anche ad accertare se la rimozione degli eventiali linfonodi sospetto al momento della nefrectomia potesse migliorarne i risultati.
La linfadenectomia comunque non sembra nemmeno aumentare il rischio di complicazioni chirurgiche rispetto alla sola nefrectomia. Nonostante il suo impiego nella pratica clinica, la linfadenectomia non si è ancora dimostrata in grado di apportare un reale beneficio oncologico in questo contesto, e la decisione di rimuovere linfonodi clinicamente sospetto al momento della nefrectomia radicale dovrebbe essere presa valutando il rischio chirurgico a fronte di un beneficio in termini di sopravvivenza limitato.
Alcuni esperti comunque obiettano che nello studio sono stati rimossi soltanto i linfonodi clinicalemte sospetti, mentre tutti gli altri sono stati lasciati in sede nel 70% dei casi. Non dovrebbe dunque sorprendere che una rimozione tanto limitata non abbia influenzato la sopravvivenza a prescindere dalla terapia adiuvante sistemica.
Soltanto uno studio prospettico randomizzato su nefrectomie con o senza dissezione linfonodale retroperitoneale bilaterale completa determinerĂ la reale valenza terapeutica della dissezione linfonodale nei tumori nefrocellulari ad alto rischio. (J Urol. 2018; 199: 53-9 e 59)



