I livelli materni di 25-idrossivitamina D (25[OH]D) durante la gravidanza sono risultati inversamente associati alla probabilità di sviluppare carie della prima infanzia (ECC), nei bambini. Questi risultati, pubblicati su JAMA Network Open, supportano il potenziale beneficio dell’integrazione di vitamina D prima o durante la gravidanza nel ridurre il rischio e la gravità della carie dentale infantile. Lo studio è stato condotto da Nuo Xu e colleghi della Zhejiang University, in Cina.
Obiettivo della ricerca era valutare l’associazione tra lo stato di vitamina D materna nei diversi trimestri di gravidanza e la carie dentale nella prole. Lo studio prospettico di coorte si è basato sulla coorte di donne in gravidanza di Zhoushan, che ha arruolato donne in gravidanza tra il 2011 e il 2021 e ha seguito la loro prole fino al 2022.
La coorte includeva 4.109 coppie madre-figlio (età gestazionale del figlio alla nascita, 39,0 [38,0-40,0] settimane; 5,16% maschi), di cui 960 bambini presentavano carie e 3.149 no. Livelli materni più elevati di 25(OH)D sono stati associati a una ridotta probabilità di ECC nella prole in tutti e tre i trimestri e l’analisi statistica ha mostrato benefici a livello protettivo dei livelli di 25(OH)D contro il rischio di ECC. Inoltre, nei bambini nati da madri con insufficienza di vitamina D o deficit di vitamina D, anche grave, vi erano probabilità elevate di ECC, rispetto al gruppo con sufficienza di vitamina D, sebbene la significatività statistica di alcune associazioni sia stata attenuata dopo aver preso in considerazione il tasso dei falsi negativi FDR. Infine, livelli materni più elevati di 25(OH)D (μg/mL) sono stati associati a punteggi dmft – un indice che esprime la prevalenza della carie – inferiori (p =0,01) e a un più basso tasso di carie (p = 0,01).
JAMA Network Open (2025) – doi: 10.1001/jamanetworkopen.2025.46166


