Tenecteplase non migliora l’esito nei piccoli ictus con sintomi disabilitanti

Una nuova analisi secondaria del trial TEMPO-2, pubblicata su JAMA Neurology, mette in discussione l’efficacia della trombolisi con tenecteplase nei pazienti con ictus ischemico minore e sintomi disabilitanti. Lo studio ha valutato se la presenza di deficit disabilitanti, definiti secondo il punteggio NIHSS e i criteri di vari studi clinici precedenti, potesse influenzare l’efficacia della terapia trombolitica endovenosa.

La coorte analizzata comprendeva 884 pazienti con ictus ischemico minore (NIHSS 0–5) e occlusione intracranica documentata, trattati entro 12 ore dall’esordio. I partecipanti sono stati classificati in base alla presenza o meno di deficit disabilitanti al momento della presentazione, utilizzando le definizioni del gruppo TREAT, oltre a quelle degli studi ARAMIS e NINDS. Di questi, solo l’11,3% (100 pazienti) presentava sintomi considerati disabilitanti.

I pazienti con sintomi disabilitanti mostravano NIHSS mediamente più elevati (mediana 4 contro 2), tempi maggiori di arrivo in ospedale e ritardi più lunghi nell’avvio del trattamento rispetto al gruppo con sintomi non disabilitanti. Tuttavia, nel confronto tra tenecteplase e standard di cura non trombolitico, l’outcome primario — ritorno al punteggio pre-ictus della scala modificata Rankin (mRS) a 90 giorni — non ha mostrato benefici significativi. Nel gruppo con sintomi disabilitanti, il 54,7% dei pazienti trattati con tenecteplase ha raggiunto l’outcome favorevole, contro il 68,1% nel gruppo standard (aRR 0,81; IC 95%: 0,60–1,10). L’effetto neutro si è mantenuto anche nei pazienti senza sintomi disabilitanti (aRR 0,98; IC 95%: 0,91–1,07), senza interazione significativa tra trattamento e tipo di deficit.

Questi risultati suggeriscono che, almeno secondo le attuali definizioni basate sul punteggio NIHSS, la presenza di sintomi disabilitanti non modifica l’efficacia del trattamento con tenecteplase negli ictus minori. Gli autori sottolineano l’importanza di rivedere i criteri con cui si selezionano i pazienti per la trombolisi in questi casi, dato che i benefici attesi non sembrano concretizzarsi nemmeno nei sottogruppi considerati più a rischio di disabilità.

JAMA Neurol Published Online: October 27, 2025 doi: 10.1001/jamaneurol.2025.4152

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