Albuminuria entro i limiti predice eventi cardiovascolari nei diabetici

Un recente studio pubblicato su Cardiovascular Diabetology ha evidenziato che, anche in presenza di livelli normali di albuminuria, il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2 potrebbe essere sottostimato, soprattutto nelle donne. I ricercatori hanno valutato l’associazione tra il rapporto albumina/creatinina urinario (UACR), pur entro la soglia considerata “normoalbuminurica” (<30 mg/g), e la gravità della coronaropatia (CAD) e il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) a sei anni, tenendo conto delle differenze tra i sessi.

Lo studio retrospettivo ha incluso 420 adulti con diabete di tipo 2 e funzione renale preservata (eGFR > 60 mL/min/1,73 m²), tutti sottoposti ad angiografia coronarica diagnostica. L’età media era di 65,3 anni e il valore mediano di UACR era di 7,56 mg/g. Al momento dell’inclusione, il 73,8% dei pazienti presentava una coronaropatia significativa. Durante il periodo di follow-up di sei anni, il 35,5% ha sviluppato MACE (infarto miocardico non fatale, angina instabile con necessità di rivascolarizzazione urgente, ictus o morte cardiovascolare).

I risultati hanno mostrato che un UACR più elevato, sebbene rientrante nei limiti di normalità, era associato indipendentemente a una maggiore gravità della stenosi coronarica e a un rischio significativamente aumentato di MACE (hazard ratio aggiustato 1,67; IC 95%: 1,35–2,10; p < 0,01). L’analisi stratificata per sesso ha confermato l’associazione in entrambi i gruppi, ma ha suggerito una tendenza più marcata nelle donne, che hanno registrato tassi cumulativi di eventi più elevati nei tertili superiori di UACR. Tuttavia, l’interazione statistica tra UACR e sesso non ha raggiunto la significatività.

Questi risultati indicano che valori di albuminuria considerati normali potrebbero comunque rappresentare un marcatore precoce di rischio cardiovascolare nei pazienti diabetici, con un impatto potenzialmente più rilevante nelle donne. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi in coorti più ampie e diversificate per confermare tali evidenze e valutare l’opportunità di rivedere le soglie di riferimento clinico per l’UACR.

Cardiovasc Diabetol 24, 424 (2025). https://doi.org/10.1186/s12933-025-02996-y

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