Agonisti GLP-1 associati a ridotta mortalità ma lieve rischio di pancreatite acuta

Uno studio retrospettivo pubblicato su Cardiovascular Diabetology ha esaminato il profilo di sicurezza pancreatica e gli esiti clinici nei soggetti con obesità o diabete mellito di tipo 2 (T2DM) che hanno iniziato una terapia con agonisti del recettore del GLP-1 (GLP-1 RA). I risultati suggeriscono che, pur conferendo un significativo beneficio in termini di sopravvivenza, questi farmaci sono associati a un modesto incremento del rischio di pancreatite acuta, soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento.

L’analisi ha incluso oltre 20 milioni di adulti (età ≥18 anni) identificati tramite la rete di ricerca federata TriNetX tra il 2018 e il 2024. I partecipanti sono stati suddivisi in due coorti esclusive: utilizzatori di GLP-1 RA (n = 1.562.626) e non utilizzatori (n = 18.652.572). L’età media era rispettivamente di 55,3 e 50,6 anni, con una prevalenza femminile più alta nel gruppo trattato. Prima dell’abbinamento per punteggio di propensione (PSM), gli utilizzatori di GLP-1 RA presentavano un maggiore carico di comorbilità endocrine, metaboliche e gastrointestinali.

Dopo il PSM, l’uso di GLP-1 RA è risultato associato a una significativa riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause (HR 0,554; IC 95%: 0,542–0,566), ma a un lieve aumento del rischio per l’outcome composito di pancreatite acuta o cronica (HR 1,062; IC 95%: 1,023–1,102) e, in particolare, per la pancreatite acuta (HR 1,058; IC 95%: 1,015–1,103). Nessuna differenza significativa è emersa per la pancreatite cronica o il tumore pancreatico. Il rischio di pancreatite acuta si è concentrato nella fase precoce del trattamento (primi 6 mesi).

Le analisi di sottogruppo hanno mostrato che la riduzione della mortalità e dell’outcome composito era più marcata nei soggetti con età inferiore ai 65 anni. Benefici rilevanti sulla sopravvivenza sono stati inoltre osservati tra le donne e tra i pazienti con anamnesi di fumo, abuso di alcol, insufficienza cardiaca, malattia renale cronica o colelitiasi.

In conclusione, l’impiego degli agonisti del GLP-1 si associa a un importante beneficio in termini di sopravvivenza nei soggetti con obesità o T2DM, specialmente nei pazienti giovani e con comorbilità cardiovascolari o metaboliche. Tuttavia, il lieve aumento del rischio di pancreatite acuta, particolarmente nei primi mesi di terapia, suggerisce la necessità di una valutazione attenta del profilo rischio-beneficio, soprattutto nei pazienti ad alto rischio pancreatico.

Cardiovasc Diabetol 24, 438 (2025). https://doi.org/10.1186/s12933-025-02986-0

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