Screening della malattia di Fabry non è utile nei pazienti con pacemaker

La prevalenza di varianti patogeniche che causano malattia di Fabry in un campione della popolazione generale con un impianto permanente di pacemaker per difetti di conduzione atrio-ventricolare o disfunzione del nodo seno atriale sembra essere bassa. È la conclusione cui è arrivato uno studio guidato da Zdenka Fingrova, del General University Hospital di Praga, in Repubblica Ceca, e pubblicato sull’International Journal of Cardiology, secondo il quale non è necessario uno screening di routine per la malattia di Fabry negli adulti con una bradicardia clinicamente significativa.

Lo studio prospettico ha coinvolto adulti tra 35 e 65 anni con un pacemaker impiantato. In totale, si trattava di 484 pazienti arruolati, tra i quali sono stati trovati risultati negativi nel 99% dei casi. In tre casi, invece, sono state trovate varianti di enzima α-galattosidasi A (GLA), classificate come benigne. Non sono state rilevate, invece, varianti patogeniche di GLA, di forme classica o non-classica, o varianti di significato non chiaro.

 

Int J Cardiol (2022) – doi: 10.1016/j.ijcard.2022.11.062

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