Una nuova luce sulla sindrome IRIS

E’ stato condotto uno studio con lo scopo di revisionale le attuali opzioni terapeutiche e proporre alternative per la sindrome infiammatoria da ricostituzione immunitaria (IRIS) nei soggetti con Hiv e meningite da criptococco, complessivamente indicati come Hiv-CM IRIS.

In questi pazienti la risposta immune iniziale alla meningite da criptococco è prevalentemente di tipo Th2 piuttosto che Th1, il che porta ad un’eliminazione inefficace del fungo al momento dell’introduzione della terapia antiretrovirale, ed ad una susseguente accentuazione eccessiva della risposta Th1 con sviluppo di forme di sindrome IRIS pericolose per la sopravvivenza.

Le linee guida sul trattamento della meningite da criptococco, basate sullo studio COAT, raccomandano il ritardo dell’introduzione della terapia antiretrovirale a seguito del trattamento antifungino.

L’approccio mira a ridurre la carica fungina ed a consentire il ripristino dell’equilibrio immunitario prima dell’introduzione della terapia antiretrovirale. Se non viene ripristinato l’equilibrio iniziale, la carica fungina non viene ridotta a sufficienza e sussiste il rischio di sviluppare la sindrome IRIS dopo la terapia antiretrovirale, evidenziato da uno scompenso immune Th1 che porta ad un incremento della mortalità.

Il cardine del trattamento per la sindrome IRIS basata su una risposta Th1 consiste nei corticosteroidi, ma è stato dimostrato che questo trattamento è correlato con un incremento della mortalità ed a significativi effetti collaterali.

I ricercatori suggeriscono di mirare ad un meccanismo Th1 più specifico mediante il TNF-aalfa antagonista noto come talidomide, in quanto si tratta dell’unico antagonista del TNF-alfa attualmente approvato per l’impiego nel contesto di patologie infettive, ed è stata dimostrata la sua capacità di ridurre le sovrareazioni Th1, ripristinando l’equilibrio immune nell’Hiv-CM IRIS.

Per quanto sia necessario prendere inconsiderazione le limitazioni e gli effetti collaterali della talidomide, essa viene attualmente impiegata con successo nel contesto delle malattie infettive, e merita un’applicazione futura come opzione terapeutica per il trattamento della sindrome IRIS nei pazienti con infezione da Hiv e meningite da criptococco. (HIV Medicine. 2019; 20: 1-10)

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