Hiv: profarmaco tenofovir testa a testa con abacavir

Con la combinazione del nuovo profarmaco tenofovir alafenamide con l’emtricitabina, la soppressione virale è buona quanto quella ottenuta con abacavir e lamivudina, e la sicurezza ossea e renale è alla pari.

Sinora il profarmaco non è stato associato a rischi cardiovascolari, come invece è stato il caso dell’abacavir, ma gli studi a lungo termine in materia non sono stati ancora completati.

Gli ultimi dati provengono da uno studio condotto su 500 pazienti da Alan Winston dell’Imperial College London, secondo cui comunque il tenofovir alafenamide non è un nuovo standard terapeutico, ma una nuova opzione a disposizione del medico.

Molti studi hanno già riscontrato che il profarmaco sia superiore al vecchio tenofovir disoproxil fumarato, abbandonando il quale per un altro agente spesso si notava un miglioramento nei marcatori ossei e renali.

Alcuni studi precedenti hanno suggerito che il passaggio al profarmaco porta ad un picco del colesterolo totale, il che ha sollevato il sospetto che il tenofovir alafenamide possa essere di per sé associato a dislipidemie, ma il presente studio rivela che si tratta invece di un effetto correlato proprio alla sospensione del tenofovir e quindi all’atto del passaggio al profarmaco sarebbe opportuno anche introdurre una statina o un altro agente ipolipidemizzante. (16th European AIDS Conference: Abstract PS8/4, presentato il 27/10)

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