Una mostra per raccontare l’immunoterapia oncologica

Raccontare l’immunoterapia attraverso l’arte. È quanto si propone la mostra “Immunoterapia oncologica: tra visione, realtà e prospettive future” promossa da Roche in collaborazione con l’Istituto europeo di design (Ied) e Walce Onlus e con la consulenza scientifica di alcuni dei massimi esperti in materia.

“Oggi sappiamo che i tumori non sono tutti uguali e che il cancro è una malattia con una forte componente genetica dovuta ad un accumulo di mutazioni del Dna capaci di far impazzire la cellula e farla replicare all’infinito – ha affermato Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, alla presentazione della mostra – Proprio in virtù della sua instabilità genetica il tumore si comporta come un bersaglio mobile, capace non solo di manipolare le difese immunitarie per creare intorno a sé un microambiente ideale per crescere e proliferare, ma anche di modificarsi in risposta ai farmaci, intesi come chemioterapia e terapie mirate”.

Da qui l’importanza della scoperta dei checkpoint immunitari, che normalmente impediscono al sistema immunitario di diventare troppo aggressivo anche verso le cellule sane dell’organismo, e del loro ruolo nel togliere i freni ai nostri meccanismi di difesa per aiutare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.

“Nei tumori per i quali abbiamo dati sull’efficacia a lungo termine del trattamento (almeno 5 anni dall’inizio della terapia) sappiamo che circa il 40% dei pazienti trae beneficio clinico dall’immunoterapia, ma si tratta solo di un punto di partenza e la strada che si apre è ancora lunga e complessa – ha spiegato Michele Maio, oncologo, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Siena, direttore del Centro di Immuno-Oncologia e del reparto di Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena – Le sfide per noi oncologi sono di aumentare questa percentuale, rendere efficace l’arma dell’immunoterapia su nuovi tipi di tumori e allo stesso tempo comprendere con sempre maggior precisione quali sono i pazienti che possono avvantaggiarsi maggiormente da questo tipo di trattamento per avere la possibilità di selezionarli fin dall’inizio, migliorando quindi le nostre strategie di intervento terapeutico”.

È proprio su uno dei tumori considerati tra i più letali e difficili da trattare, il carcinoma polmonare, che l’immunoterapia si è dimostrata particolarmente efficace offrendo speranze concrete ai pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc), la tipologia più comune che rappresenta circa l’85% dei casi. I risultati positivi hanno portato anche alla recente approvazione del farmaco immunoterapico atezolizumab nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule in prima linea e nel microcitoma.

“Di fronte ai risultati sorprendenti dell’immunoterapia in patologie a cattiva prognosi come il melanoma metastatico o il tumore del polmone, occorre affiancare all’entusiasmo la consapevolezza del fatto che, ad oggi, si conosce ancora poco l’interazione tumore-sistema immunitario e, a cascata, ancora non ottimale è l’approccio terapeutico e la selezione dei pazienti: solo uno studio continuo, congiunto e appassionato di tale relazione darà la possibilità, negli anni, di affrontare in modo sempre più preciso ed efficace la lotta ai tumori e solo l’estensione della conoscenza anche nel setting della malattia precoce ci consentirà davvero di modificare l’epidemiologia di queste malattie” – ha sottolineato Silvia Novello, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Oncologia e responsabile Ssd Oncologia Polmonare al San Luigi Gonzaga di Orbassano, oltre che presidente di Walce Onlus – Ai benefici clinici dell’immunoterapia si aggiunge anche un vantaggio in termini di qualità di vita, permettendo una migliore gestione dei sintomi che, nel caso dei pazienti con patologia polmonare oncologica, sono spesso invalidanti”.

“L’immunoterapia sta determinando un vero cambio di paradigma nel trattamento dei tumori, e lo sviluppo di farmaci immunoterapici innovativi, come atezolizumab, ha permesso di migliorare significativamente la sopravvivenza di pazienti affetti da diversi tipi di tumore – ha concluso Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche in Italia – Il nostro impegno nel campo della ricerca immuno-oncologica, comprende una pipeline che va oltre la categoria degli anti Pdl-1, includendo anche altri inibitori dei checkpoint, i vaccini e gli anticorpi bispecifici, con l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del sistema immunitario ed estendere questo beneficio a sempre più pazienti. Ma l’innovazione non può prescindere dall’ascolto e dalla collaborazione con i pazienti e da una corretta informazione. È proprio su queste basi che nasce questo progetto che ci auguriamo possa avvicinare sempre di più il grande pubblico ai progressi della medicina”.

La mostra dopo Milano farà tappa, tra il 2019 e il 2020, in alcuni centri delle principali città italiane, ad iniziare da Napoli (novembre 2019) e Bari (dicembre 2019).

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