La guerra non ha accelerato soltanto il progresso tecnologico umano e vasti cambiamenti sociali e politici, ma potrebbe avere anche contribuito alla comparsa evoluzionistica dell’elevata intelligenza dell’uomo e della sua capacità di lavorare in gruppo verso obiettivi comuni. Il modo in cui l’intelligenza dell’uomo si è evoluta ha richiesto complesse attività collaborativem nonostante il fatto che il costo di un grande cervello abbia reso perplessi per lungo tempo i biologi evoluzionisti: benchè il cervello umano rappresenti solo il 2% del peso corporeo, esso fa uso del 20% del totale dell’energia che l’organismo consuma. Inoltre esso comporta un periodo di crescita prolungato, difficoltà a far nascere bambini con una testa grande ed alcune malattie mentali associate alla complessità del cervello. Anche la preferenza verso un comportamento collaborativo rappresenta un discreto mistero, in quanto esso è vulnerabile allo sfruttamento da parte di imbroglioni o agenti liberi: negli animali il comportamento collaborativo è raro e si limita ai parenti stretti, ma nell’uomo non è affatto così. Secondo un modello sviluppato dai ricercatori, le abilità collaborative si sviluppano più facilmente se sussiste guerra aperta o conflitto fra i gruppi, mentre la difesa dai predatori e la ricerca del cibo non lo facilitano. Se non è possibile evolvere una certa abilità altamente collaborativa, per esempio a causa dei costi troppo elevati legati al possedere un cervello grande, la specie ospiterà una piccola proporzione di individui con una predisposizione ad effettuare azioni individualmente costose ma di beneficio per il gruppo. Sembra inoltre che la collaborazione nelle lotte fra gruppi sia precedente a quella interna ai gruppi stessi finalizzata alla caccia. (J Royal Soc Interface online 2014, pubblicato il 26/11)
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