
Vera e propria rivoluzione nel modo di pensare il cancro, l’oncologia di precisione non parla ‘del’ tumore ma ‘dei’ tumori. “Grazie all’indagine genetica si è visto che il 40% delle neoplasie al colon, il 20% di quelle al seno, il 10% di quelle al polmone – sottolinea Carlo Barone, dell’Associazione Oncologia Medica (Aiom) – rispondono a farmaci specifici, orientati sulla determinata mutazione genetica che ne è all’origine”. Questo “implica migliori risultati e aiuta ad evitare cure inutili”. Bisogna però stare attenti, sottolinea Gilberto Corbellini, ordinario di Storia della medicina dell’UniversitĂ Sapienza di Roma, “a non dare false speranze”, perchĂ© “se si danno informazioni fraintendibili che alzano le aspettative aumenta il rischio di delusione”.
No quindi, è un altro dei punti del Manifesto, “alla falsa speranza del miracolo”, e sì “a una comunicazione chiara”. Tra le sfide, inoltre, ritagliare la cura sulle esigenze del malato. “L’individualizzazione dei trattamenti – spiega Marco Marzano, ordinario di Sociologia della comunicazione all’UniversitĂ Â di Bergamo – deve andare di pari passo con l’individualizzazione del rapporto tra medico e paziente. Il rischio infatti è che, ad un aumento della complessitĂ delle terapie aumenti l’esclusione del malato dalla gestione delle cure”. Infine, vista la complessitĂ delle tecnologie utilizzate, tra le sfide, quella di investire in network che consentano il convergere dei saperi e si traducano nella possibilitĂ di poter “offrire a ogni paziente una diagnosi ad hoc”.
