Qual è il miglior biomarcatore utile a evidenziare lesioni cerebrali dopo un arresto cardiaco?

(Reuters Health) – Una meta-revisione analitica ha dimostrato che la catena del neurofilamento leggero (Nf-L), misurata nel sangue, rappresenta il miglior biomarcatore per prevedere un esito neurologico sfavorevole in pazienti con lesioni cerebrali derivate dall’ipossia causata da un arresto cardiaco.

“I biomarcatori di danno cerebrale rilasciati nel sangue dopo la ripresa dell’attività cardiaca e della circolazione (ROSC) sono importanti strumenti prognostici nei pazienti con arresto cardiaco che sviluppano una lesione cerebrale ischemica ipossica (HIBI)”, affermano gli autori nella pubblicazione apparsa su JAMA Neurology.

Mypinder S. Sekhorn e colleghi del Vancouver General Hospital, Canada, hanno raccolto i dati di 86 studi che hanno valutato l’utilità neuro-prognostica dei biomarcatori di lesioni cerebrali in 10.567 pazienti che avevano subito un arresto cardiaco e conseguente HIBI.

I biomarcatori esaminati sono: l’enolasi neurone specifica (NSE), la proteina S100 beta legante il calcio (S100-beta), la proteina fibrillare acida della glia (GFAP), Nf-L, tau e ubiquitina carbossil idrolasi L1 (UCH-L1). L’analisi dei biomarcatori eseguita 48 ore dopo il ROSC ha mostrato che Nf-L aveva il valore predittivo più alto per un esito neurologico sfavorevole con un’area sotto la curva di 0,92 (IC 95%, da 0,84 a 0,97).

I ricercatori hanno riferito che sono stati rilevati risultati simili anche dall’analisi di sottogruppi di pazienti costituiti da soggetti trattati con gestione mirata della temperatura e da persone con arresto cardiaco avvenuto in ambiente extraospedaliero.

La sostanza bianca sottocorticale è sempre più riconosciuta come una delle principali sedi anatomiche di HIBI associata a un esito neurologico sfavorevole, sottolineano gli esperti. Uno studio recente ha scoperto infatti che le lesioni della sostanza bianca rilevate con risonanza magnetica sono il più forte indice predittivo di un esito neurologico sfavorevole.

Sekhorn e colleghi affermano che i loro risultati “sono in linea con questi dati in quanto Nf-L, un biomarcatore che riflette il danno assonale, è apparso come il fattore più accurato nel prevedere un esito neurologico sfavorevole”.

I ricercatori dicono inoltre che la tau, che riflette anche il danno assonale, ha una maggiore accuratezza diagnostica rispetto a NSE o S100-beta, ma è meno precisa rispetto a Nf-L sotto il profilo diagnostico, “il che può essere spiegato – concludono – dal suo rilascio nel sangue da altre fonti extracerebrali durante le fasi ischemia-riperfusione totale”.

Fonte: JAMA Neurology

Reuters Staff

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Post correlati

Lascia un commento

*



SICS Srl | Partita IVA: 07639150965

Sede legale: Via Giacomo Peroni, 400 - 00131 Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 Roma

Popular Science Italia © 2022