Presa in carico e trattamento del paziente epilettico. LICE 2022

Anche quest’anno, il congresso nazionale della Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE), che si è tenuto tra l’8 e il 10 giugno 2022 a Padova, ha rappresentato un momento unico di aggiornamento scientifico ed interazione tra i massimi esperti in Italia per quanto riguarda l’epilessia, la terapia e l’impatto che questa malattia ha sulla qualità della vita di pazienti e caregiver.

In questa occasione il Professor Stefano Villa, Responsabile Area Ricerca CeRiSMAS (Centro di ricerche e studi in management sanitario) e Ordinario di Economia Aziendale Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano, ha presentato i risultati dello studio dei ricercatori CeRiSMAS sul valore dell’opinione delle persone con epilessia per migliorare la qualità delle cure. Gli obiettivi dello studio, realizzato con il supporto di UCB Pharma era di descrivere il percorso clinico-organizzativo della presa in carico in Italia di persone con epilessia utilizzando come prospettiva quella delle persone stesse e di quantificarne i costi.
“Lo studio voleva dare voce alle persone con epilessia attraverso un questionario, che è stato somministrato a circa 500 persone grazie all’aiuto dei sei Centri per l’Epilessia sparsi su tutto il territorio nazionale”, spiega Villa in un’intervista a Popular Science. In totale i pazienti, con l’aiuto dei caregiver, hanno risposto a 30 domande durante l’accesso al Centro di Epilessia.

Dall’analisi delle risposte sono emersi quattro risultati principali. “Prima di tutto è risultata evidente l’importanza di disegnare percorsi di cura e di assistenza attorno alle caratteristiche dei pazienti”, spiega Villa. I ricercatori hanno infatti individuato sei Patient Profile: pazienti con una diagnosi di epilessia formulata negli ultimi 12 mesi, pazienti farmaco sensibili, pazienti non diagnosticati e pazienti resistenti che erano candidabili alla chirurgia, non candidabili alla chirurgia o che erano stati sottoposti a chirurgia.
“È poi emersa la centralità del Centro di Epilessia: tutte le persone che hanno trovato nel Centro di Epilessia una presa in carico integrata si sono mostrate più soddisfatte del loro percorso di cura. Bisognerebbe quindi investire nei Centri di Epilessia facendo rete – sfruttando magari la telemedicina – con i diversi attori del territorio, come i Medici di Medicina Generale, gli ospedali, i pronto soccorso”, continua Villa.

“Infine, i farmaci costituiscono un driver della soddisfazione dei pazienti”.
I ricercatori hanno chiesto ai pazienti di rispondere alle domande sulla soddisfazione rispetto ai farmaci (benefici che superano gli effetti collaterali, la facilità di assunzione, il modo in cui alleviano i sintomi), usando una scala da 1 a 7, in cui 1 indica “per niente soddisfatto” e 7 “del tutto soddisfatto”. In generale, il 75-80% dei pazienti ha mostrato soddisfazione per i farmaci (punteggio da 5 in su). L’assenza di effetti collaterali e l’efficacia sulla riduzione delle crisi erano determinanti per la soddisfazione verso il farmaco.

 

Tollerabilità ed efficacia di Brivaracetam nei pazienti anziani

Il congresso è stata anche l’occasione per approfondire i dati provenienti dalla pratica clinica di efficacia e tollerabilità dei farmaci nei pazienti fragili, come i pazienti anziani. “Bisogna prestare particolare attenzione ai pazienti anziani affetti da epilessia”, spiega
Angela La Neve, Responsabile del Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia del Policlinico di Bari. “Prima di tutto perché i dati epidemiologici indicano la presenza di due picchi di incidenza dell’epilessia nel corso della vita, il primo nell’infanzia e il secondo nella popolazione anziana, dopo i 60-65 anni. In secondo luogo perché visto l’aumento dell’aspettativa di vita, negli anni aumenteranno sia l’incidenza che la prevalenza della malattia”. Si tratta di una popolazione più difficile da gestire, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico, continua La Neve. Gli anziani soffrono di molte altre patologie, assumono in genere numerosi farmaci e “hanno una minore capacità di eliminazione del farmaco, sono quindi maggiormente soggetti a effetti collaterali. Nel trattarli la finestra terapeutica di cui disponiamo è più stretta rispetto ai pazienti più giovani”.
I pazienti più anziani con epilessia rappresentano quindi un gruppo clinico distinto e più vulnerabile rispetto ai pazienti più giovani e sono generalmente sotto-rappresentati negli studi randomizzati controllati con placebo. Gli studi del mondo reale possono essere un utile complemento per caratterizzare il profilo del farmaco.

 

Nell’ambito del congresso La Neve ha presentato i dati relativi all’efficacia e alla tollerabilità del farmaco brivaracetam nei pazienti anziani nell’ambito dello studio BRIVAFIRST. L’analisi, condotta da ricercatori di diversi centri in Italia, è stata pubblicata a febbraio 2022 dalla rivista Drugs & Aging.
Lo studio ha valutato l’efficacia e la tollerabilità a 12 mesi di brivaracetam in 111 pazienti di almeno 65 anni di età con epilessia trattati in un contesto reale, rispetto a 918 con meno di 65 anni. “A 12 mesi il 30% dei pazienti anziani aveva raggiunto una condizione di libertà da crisi”, spiega La Neve. “In uno studio real world questa percentuale potrebbe sembrare non abbastanza elevata. In realtà 78 dei 111 partecipanti al nostro studio erano stati precedentemente trattati con un altro farmaco, il levetiracetam, e la terapia era fallita, per inefficacia o scarsa tollerabilità. Il 50% di coloro che non avevano continuato il trattamento per scarsa tollerabilità con levetiracetam è risultato seizure free a 12 mesi con brivaracetam, mentre tra coloro che avevano interrotto il levetiracetam per inefficacia, il 20% è risultato seizure free a 12 mesi con brivaracetam”. Inoltre, gli eventi avversi registrati nella popolazione anziani non erano maggiori di quelli registrati tra i più giovani nello studio, a dimostrazione del fatto che il farmaco è ben tollerato.

“Questi risultati possono dare diverse indicazioni per la pratica clinica”, conclude La Neve. “Prima di tutto mostrano che le due molecole, brivaracetam e levetiracetam non sono uguali in termini di efficacia e tollerabilità. In secondo luogo questi dati indicano che, se un paziente è stato trattato con levetiracetam senza risultati, può e dovrebbe tentare un trattamento con brivaracetam. Nel caso in cui la terapia non abbia funzionato per un problema di tollerabilità sarebbe meglio valutare lo switch ‘overnight’. Sembra che con il brivaracetam non abbiamo più il problema di una finestra terapeutica stretta nell’anziano, quindi in questa popolazione brivaracetam potrebbe essere il farmaco da scegliere, prima del levetiracetam”.

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