One Health in oncologia: la nuova frontiera della prevenzione incontra la sfida dell’antimicrobico-resistenza

Unire ciò che la medicina tradizionalmente ha tenuto separato: ambiente, salute umana, salute animale. È questa la sfida dell’approccio One Health, un paradigma che si sta affermando anche in ambito oncologico e che oggi trova un punto di convergenza strategico con un’altra emergenza globale: l’antimicrobico-resistenza. È quanto emerso con chiarezza nella seconda puntata di Health Serie, il format di approfondimento scientifico promosso da Homnya. Un confronto ricco e multidisciplinare che ha visto come protagonisti Giuseppe Tonini, oncologo e promotore del One Health in oncologia clinica; Antonio Giordano, biologo molecolare e fondatore della Sbarro Health Research Organization; Nicola Petrosillo, infettivologo; e Antonio Battisti, esperto di sanità veterinaria e antibiotico-resistenza negli allevamenti.

Un nuovo volto per la prevenzione oncologica

In apertura di dibattito, Giuseppe Tonini ha delineato con chiarezza i vantaggi di una prevenzione oncologica integrata. “Smettere di guardare il tumore solo dal punto di vista biologico e iniziare a considerare anche ambiente, stili di vita, lavoro, farmaci, microbiota, organizzazione di servizi” significa offrire una prevenzione più personalizzata, precoce e comprensibile per il paziente. Ma i benefici si estendono anche al sistema sanitario, che può così evitare interventi tardivi e promuovere percorsi condivisi tra ospedale e territorio. L’approccio One Health, ha spiegato Tonini, obbliga a mettere in rete competenze diverse – oncologi, infettivologi, veterinari, nutrizionisti, igienisti – in un’ottica di ripristino della salute e integrità degli ecosistemi. Una visione, questa, che affonda le radici nei principi di Manhattan del 2004 e nei più recenti sviluppi internazionali sul concetto di salute globale.

Ambiente, DNA e oncogenesi: un legame profondo

A rafforzare questa impostazione, l’intervento di Antonio Giordano, che ha evidenziato come l’ambiente giochi un ruolo determinante nello sviluppo delle patologie oncologiche. “Il 90% delle patologie che affliggono l’umanità dipende dall’ambiente in cui viviamo”, ha affermato, sottolineando come esposizioni a sostanze cancerogene – come cloruro di vinile, amianto, metalli pesanti – possano innescare mutazioni nel DNA umano, animale e vegetale. Giordano ha poi introdotto un concetto innovativo: “piante e animali possono diventare vere e proprie sentinelle ambientali”, utili per il biomonitoraggio dei territori più esposti. La One Health, quindi, non è solo un modello teorico, ma uno strumento pratico per identificare e intervenire sui rischi oncologici prima che si manifestino.

Antibiotico-resistenza e cancro: un legame sottovalutato

Il legame tra infezioni resistenti e malattie oncologiche è stato approfondito da Nicola Petrosillo. “Gli antibiotici restano una componente cruciale nelle cure di supporto per i pazienti oncologici”, ha ricordato, evidenziando come questi pazienti siano tre volte più a rischio di morire per infezioni, soprattutto in seguito a trattamenti immunosoppressivi. La resistenza antimicrobica, dunque, non è solo una minaccia indipendente, ma un pericolo concreto anche per l’oncologia. In questo contesto, la stewardship antibiotica diventa uno strumento fondamentale per garantire trattamenti efficaci, ridurre eventi avversi e limitare l’impatto degli antibiotici sull’ecosistema e sul microbiota, spesso compromesso nei pazienti oncologici.

Filiera alimentare e antibiotici: le criticità nel mondo animale

Sul fronte veterinario, Antonio Battisti ha evidenziando progressi e criticità nell’uso degli antibiotici negli allevamenti. “Dal 2010 al 2023 si è passati da oltre 400 mg/kg a circa 150 mg/kg di biomassa allevata”, ha spiegato. Tuttavia, l’Italia resta tra i Paesi europei a maggiore consumo, con una media ancora lontana dai 75 mg/kg dell’Europa. Ridurre ulteriormente l’impatto richiede azioni mirate: biosicurezza, miglioramento delle infrastrutture, prevenzione vaccinale e interventi sul microbiota animale attraverso prebiotici e probiotici. “Ogni filiera ha le sue specificità”, ha ricordato Battisti, sottolineando l’importanza di strategie su misura e incentivi economici legati alla produzione a basso impatto antibiotico.

Ma come integrare concretamente la sorveglianza veterinaria con quella umana? Per Battisti la risposta sta nei sistemi armonizzati europei di monitoraggio: “Dal 2021 è obbligatorio il sequenziamento genomico degli agenti zoonotici resistenti, per confrontare i dati tra settore umano e animale”. Un lavoro già avviato dal Centro di Referenza Nazionale per l’Antibiotico-Resistenza, che pubblica annualmente report aggiornati in collaborazione con il Ministero della Salute e con le autorità europee. Uno strumento essenziale per capire come batteri zoonotici e commensali possano diventare un ponte tra animali e uomini, in un’ottica One Health.

Educare alla salute sistemica: una sfida formativa e culturale

A chiusura dell’incontro, Tonini che ha ribadito la necessità di rendere la visione One Health parte integrante della formazione sanitaria. “Bisogna iniziare già dalle scuole primarie – ha detto – ma è fondamentale agire anche nei corsi universitari, nelle scuole di specializzazione, nei master e nei dottorati”. Oltre all’insegnamento teorico, serve un’esperienza formativa concreta: “medici, veterinari, farmacisti, infermieri devono potersi confrontare insieme su casi reali, per imparare a leggere dati ambientali, interpretare la sorveglianza integrata e spiegare al paziente come ambiente e stili di vita influenzano la salute”.

In conclusione, quindi, la salute non è un fatto individuale, ma il risultato di un equilibrio complesso tra ecosistemi, comportamenti e politiche sanitarie. L’approccio One Health, oggi più che mai, rappresenta non solo un modello scientifico, ma una necessità operativa per affrontare i tumori e l’antimicrobico-resistenza come due facce della stessa sfida.

 

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