Il futuro della sanità (e non solo) è One Health

Viviamo tutti sullo stesso pianeta e la modifica di una variabile, piccola o grande che sia, finirà per influenzare anche le altre. Questo ci ricorda un po’ l’“Effetto Farfalla” introdotto per la prima volta dal matematico e meteorologo Edward Lorenz nel titolo di un suo articolo del 1972: “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”. La metafora della farfalla è stata utilizzata, in questo caso, per spiegare un modello matematico predittivo ma l’intuizione che anche piccole modificazioni iniziali possano avere conseguenze a lungo termine, è comune in pressoché tutte le discipline scientifiche.

In sanità questa consapevolezza è rappresentata dal cosiddetto approccio One Health, un modello sanitario basato sull’integrazione di discipline e saperi diversi e sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono legate indissolubilmente. L’importanza di questo approccio è nota da tempo, ma solo ora sembra che le istituzioni e le persone abbiano preso reale consapevolezza della necessità di passare dalle parole ai fatti. Un processo che le aziende del farmaco, in realtà, sembrano avere acquisito già da tempo. Come emerso dal confronto con Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia; Lorenzo Wittum, presidente e amministratore delegato di AstraZeneca Italia; e Morena Sangiovanni, presidente di Boehringer Ingelheim Italia, in occasione del quinto dei sei Excellence Talk organizzati nel Celebration Day dei Life Science Excellence Awards 2021 organizzato da Sics.

“Boehringer Ingelheim Italia ha una lunga tradizione nell’ambito della salute umana e animale”, ha spiegato Morena Sangiovanni, e da oltre  20 anni siamo anche impegnati nel ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività, siano esse produttive o commerciali. L’approccio One Health è quindi parte del nostro DNA e anche per questo lo abbiamo promosso come raccomandazione all’interno della Taskforce Health and Life Sciences del B20, per perseguire il progresso a favore delle persone, delle comunità e dell’ambiente. È, quindi, con grande soddisfazione che abbiamo appreso della volontà di tutti i Paesi del G20 di fare di questa visione olistica una priorità, poiché credo sia una delle risposte più efficaci a molte delle grandi che già stiamo affrontando. Le imprese del farmaco, le grandi multinazionali – per la presidente di Boehringer Ingelheim Italia – possono dare una spinta propulsiva a questo processo, ma non da sole. Perché per raggiungere l’obiettivo non bastano competenze specifiche, serve il coinvolgimento e l’impegno delle istituzioni e dei cittadini”.

Anche Lorenzo Wittum ha espresso soddisfazione per questo cambiamento in atto: “Fino a qualche anno fa la parola ‘globale’ non era ben vista da molti”, ha osservato. “Credo che ora sia diventato evidente a tutti che verso le grandi sfide servono risposte globali. Bisogna condividere conoscenza e scienza, ma anche infrastrutture”.

Il terreno sembra pronto, secondo l’amministratore delegato di AstraZeneca Italia. “Finalmente, oggi, si parla di salute come investimento e non più come un costo, o almeno non solo”. L’industria, per Wittum, “possiede un valore, che è rappresentato non solo dalle infrastrutture, dalle competenze e dalle risorse, ma anche dal modo di pensare, che ci fa essere partner privilegiati di questo processo. Non solo nel settore sanitario. Il cambiamento in atto riguarda la società, i popoli, i paesi”. Per Wittum la collaborazione pubblico-privato rappresenta una priorità in questo processo, e “deve essere presente non solo nei singoli Stati, ma anche a livello mondiale”.

Il riferimento per ogni azione che riguarda il paese, secondo Marcello Cattani, deve essere “globale”. Perché le criticità spesso lo sono. E nel caso della pandemia da Covid-19, ha osservato Cattani, “non è stato un battito di ali di farfalla a sconvolgere il mondo, ma un elefante entrato in una cristalleria”. Eppure, per il presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia, “certi valori e certe soluzioni si scontrano ancora con i sistemi pubblici”. Il Pnrr, per il presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia, può essere l’occasione giusta per “mettere da parte le ideologie”, lasciando che il mondo delle imprese e dell’innovazione “possano avere un ruolo e partecipare alla realizzazione di un sistema più equo, snello e One Health”.

Un lavoro che però, per Cattani, dovrà essere in grado di guardare oltre i confini nazionali. “Una delle grandi sfide sarà anche consentire che i paesi poveri abbiamo accesso ai farmaci salva vita. Anche la sostenibilità ambientale è un obiettivo che può essere raggiunto solo con una azione globale”.

“Come multinazionale – ha detto Wittum – noi siamo abituati a gestire le sfide globali con strategie globali e visioni globali. Tuttavia è importante anche sapersi allineare alle necessità di territorio. Partenariato pubblico-privato vuole dire anche questo: sapere ascoltare i bisogni di un territorio e creare, insieme, progetti in grado di rispondere ai bisogni invocati”. Questo perché, ha chiarito ancora l’amministratore delegato di AstraZeneca Italia, “il paziente, anche il più grave, quando si sveglia la mattina pensa al giorno che ha davanti e vuole viverlo. Vuole avere la sua vita. Non riusciremo mai ad aiutarlo continuando a pensare ‘a silos’, focalizzandoci solo su farmaci e trattamenti. Occorre creare partnership con altri tipi di imprese e migliorare vita dei pazienti anche con soluzioni customerizzate, cioè a misura di paziente”. Per Wittum “c’è ancora molto da imparare, ma siamo sulla strada giusta”.

Ma quali sono gli elementi che oggi, nel nostro paese, rendono difficile operare in tal senso? Secondo Cattani “la mancanza di visione strategica, la frammentazione, la regionalizzazione che nasce come concetto di prossimità ma, nei fatti, si è tradotta per i cittadini in inspiegabili differenze di accesso alle cure”. È il sistema, anzitutto, che deve intraprendere la strada del One Health, secondo Cattani. “Questo – ha evidenziato – significherebbe anzitutto riconoscere il valore dell’innovazione a 360° e il suo impatto sulla sicurezza, la salute, l’economia e il valore sociale del Paese”. Anche per Cattani la strada “è ancora lunga”, ma “l’elefante entrato in cristalleria è stata una importante lezione e il primo passo verso il cambiamento credo sia stato compiuto”.

L’urgenza di farlo, del resto, è sotto gli occhi di tutti. “Vediamo chiaramente gli effetti dei cambiamenti climatici”, ha detto Sangiovanni. “Durante il lockdown – ha proseguito – abbiamo riscoperto il valore della salute come bene collettivo e la connessione profonda esistente tra salute umana, animale e ambientale. Ad esempio, oggi è ampiamente riconosciuto il contributo che gli animali domestici portano alle nostre vite. Così come non possiamo sottovalutare l’impatto, anche economico, che alcune patologie, come la febbre suina africana, possono avere sul settore agroalimentare”.

Per Sangiovanni, il settore farmaceutico “può e deve farsi testimone del fatto che tutti abbiamo una responsabilità su questi temi e dobbiamo attivarci e lavorare singolarmente e collettivamente per superarli. Dobbiamo uscire dal guscio e comprendere che siamo parte di una sola comunità. È una grande sfida per tutti, anche per i giovani – ha concluso Sangiovanni -. Lo sguardo del settore farmaceutico deve guardare alle future generazioni anche interpretando quella coscienza di sistema che già appartiene loro, garantendo uno sviluppo sostenibile”.

Lucia Conti

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