I cardiologi: “Più ricerca sull’schemia con coronaropatia non ostruttiva”

(Reuters Health) – Il nuovo documento di consenso stilato dagli esperti della European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions richiama l’attenzione sull’ischemia con coronaropatia non ostruttiva (INOCA), che richiede un’attenta valutazione diagnostica e un trattamento scrupoloso.

“I pazienti con INOCA presentano un ampio spettro di sintomi e segni che spesso non vengono diagnosticati correttamente o vengono liquidati come non di origine cardiaca e per questo non ricevono i trattamenti adeguati”, dice Vijay Kunadian della Newcastle University e del Newcastle upon Tyne NHS Foundation Trust, in Gran Bretagna. “Una mancata diagnosi di coronaropatia epicardica in un paziente con angina/ischemia documentata dovrebbe incentivare un successivo filone di ricerca per chiarire gli endotipi di INOCA prima di cercare cause non cardiache di fastidio al torace”.

Il 70% dei pazienti sottoposti ad angiografia coronarica per la presenza di angina ed evidenze di ischemia miocardica non hanno una malattia delle arterie coronarie, nonostante un’ischemia dimostrabile. Spesso, alla base della loro ischemia vi è una disfunzione microvascolare e/o vasospasmo epicardico.

Kunadian e colleghi forniscono una definizione di INOCA e linee guida sull’approccio diagnostico e il trattamento per questa patologia sulla base delle evidenze esistenti e delle migliori pratiche attuali in un lavoro pubblicato contemporaneamente dallo European Heart Journal e da EuroIntervention.

Nel documento, l’INOCA viene definita come un’ischemia dimostrabile in assenza di coronaropatia ostruttiva, con una suddivisione tra angina microvascolare (MVA, la manifestazione clinica di ischemia miocardica causata da disfunzione microvascolare coronarica) e angina vasospastica (VSA, la manifestazione clinica di ischemia miocardica causata da ostruzione coronarica epicardica dinamica a seguito di un disturbo vasomotorio).

L’INOCA può essere associata a un’ampia varietà di presentazioni cliniche e i sintomi possono variare nel tempo. La prevalenza di INOCA è maggiore tra le donne che tra gli uomini.

Attualmente, nessuna tecnica è in grado di visualizzare direttamente la microcircolazione coronarica in vivo negli esseri umani, ma la misurazione del flusso sanguigno miocardico e della riserva di flusso coronarico può contribuire alla diagnosi di MVA. Per la diagnosi di angina vasospatica può essere utile testare la vasoreattività tramite infusione intracoronarica di acetilcolina.

Il trattamento dell’INOCA coinvolge fattori legati allo stile di vita, riduzione dei fattori di rischio e farmaci antiangina.

Tra i farmaci per MVA figurano betabloccanti, calcio-antagonisti, nicorandil, ranolazina, ivabradina e trimetazidina, mentre l’angina vasospastica può essere trattata con calcio-antagonisti, nitrati ad azione prolungata e nicorandil. Statine e ACE inibitori/ARB potrebbero essere considerati in entrambi i disturbi.

“Serve un approccio collettivo per trattare questa patologia”, conclude Kunadian. “Le società scientifiche nazionali e internazionali e le industrie farmaceutiche e biomediche devono supportare ricerche per aumentare la comprensione della patofisiologia e individuare trattamenti farmacologici mirati”.

Fonte: European Heart Journal
Will Boggs
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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