Un approccio clinico basato sull’uso di un singolo valore basso di troponina cardiaca I ad alta sensibilità (hs-cTnI) al momento della presentazione in pronto soccorso permette di identificare in modo sicuro i pazienti con sospetto di sindrome coronarica acuta (ACS) a basso rischio, consentendone la dimissione precoce. Uno studio pubblicato su Heart ha valutato l’efficacia e la sicurezza di questa strategia nel lungo periodo, con un follow-up a 12 mesi.
La ricerca ha confrontato due coorti di pazienti senza caratteristiche cliniche ad alto rischio. Un gruppo è stato gestito secondo le linee guida nazionali australiane, mentre l’altro ha seguito il protocollo STAT (Single Troponin Accelerated Triage), che consente la dimissione diretta dal pronto soccorso se la hs-cTnI è bassa alla presentazione. In totale sono stati arruolati 2255 pazienti tra maggio 2018 e ottobre 2019, con un’etĂ media di 55 anni e una predominanza maschile del 53%.
I risultati mostrano che il 63% dei pazienti del gruppo STAT è stato dimesso direttamente dal pronto soccorso, contro solo il 38% nel gruppo standard. Inoltre, la durata mediana della degenza ospedaliera è stata ridotta di 47 minuti. Al follow-up di un anno, non sono emerse differenze significative in termini di mortalità per tutte le cause (0,62% nel gruppo STAT vs 0,97% nel gruppo standard, p=0,35) né per incidenza di infarto miocardico (0,62% vs 1,24%, p=0,13).
Questi dati confermano che l’utilizzo di un singolo valore di hs-cTnI basso come criterio di esclusione per ACS consente una gestione più efficiente dei pazienti in pronto soccorso, riducendo i tempi di degenza senza compromettere la sicurezza a lungo termine. Lo studio suggerisce un potenziale beneficio nell’adozione più ampia di questo percorso nei sistemi sanitari, specie in contesti ad alto afflusso.


