Nello studio CHAMPION, che ha impiegato un sistema di monitoraggio emodinamico a distanza, il calo nei ricoveri per insufficienza cardiaca osservato entro 6 mesi è rimasto tale anche a distanza di 18 mesi dall’inizio dell’osservazione. Lo studio ha preso in considerazione più di 500 pazienti in classe 3 NYHA, e si basa sull’impiego di un piccolo dispositivo impiantato via catetere in grado di fornire un monitoraggio in tempo reale della pressione dell’arteria polmonare, ed è stato approvato per i pazienti appartenenti a questa categoria con anamnesi di ricoveri ospedalieri nell’ultimo anno.
Secondo William Abraham della Ohio State University, autore dello studio, nella popolazione in questione la gestione dell’insufficienza cardiaca basata sul monitoraggio della pressione dell’arteria polmonare migliora significativamente gli esiti clinici per lungo tempo, e dovrebbe quindi divenire una pratica standard in questi pazienti. Questo approccio risulta efficace a prescindere dalla frazione di eiezione e, pertanto, i pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata sono comunque candidati idonei.
Secondo alcuni esperti, i risultati dello studio forniscono ulteriori solide evidenze del fatto che il telemonitoraggio possa essere applicato con successo alla gestione dell’insufficienza cardiaca, ma le applicazioni significative e diffuse di queste tecnologie richiederanno interventi coordinati da parte di tutte le figure professionali coinvolte, nonché un adeguato riconoscimento della loro funzione da parte del sistema sanitario. (Lancet online 2015, pubblicato il 24/11)



