Uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology ha suggerito che valori elevati del colesterolo materno in gravidanza sono associati a infarti più gravi nella prole giovane adulta.
“Il colesterolo non viene misurato di routine durante la gravidanza nella maggior parte dei paesi, quindi ci sono pochi studi sulla sua associazione con la salute della prole. Se i nostri risultati saranno confermati, il colesterolo alto in gravidanza dovrebbe essere considerato un segnale di avvertimento e le donne dovrebbero essere incoraggiate a fare esercizio e a ridurre l’assunzione di cibi grassi. Sarebbe possibile anche intervenire sui figli con consigli di stile di vita mirati” spiega Francesco Cacciatore, dell’Università di Napoli Federico II, che ha guidato il gruppo di studio.
I ricercatori hanno studiato 310 pazienti ricoverati in ospedale tra il 1991 e il 2019. Di questi, 89 erano stati ricoverati per infarto e 221, scelti come controlli, per altri motivi. Per tutti i partecipanti sono stati ottenuti dati sul colesterolo della madre durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza. L’età media degli 89 pazienti con infarto era di 47 anni e l’84% erano uomini. I pazienti sono stati classificati come affetti da infarto grave o non grave in base a numero di arterie coronarie coinvolte, funzione di pompa del cuore, livelli di picco degli enzimi creatinina chinasi (CK) e CK-MB.
Ebbene, il colesterolo materno durante la gravidanza è stato correlato in maniera significativa con ciascuna misura della gravità dell’infarto (numero di vasi, frazione di eiezione, CK e CK-MB).
I ricercatori hanno analizzato l’associazione tra il colesterolo materno durante la gravidanza e la gravità dell’infarto dopo aver aggiustato per età, sesso, indice di massa corporea (IMC), numero di fattori di rischio cardiovascolare (obesità, fumo, ipertensione, storia familiare di malattie cardiache o colesterolo alto, diabete, angina precedente) e colesterolo misurato dopo il ricovero per infarto. Il colesterolo materno durante la gravidanza ha comunque previsto la gravità dell’infarto indipendentemente da età, sesso, indice di massa corporea, numero di fattori di rischio e colesterolo dopo il ricovero.
In una seconda analisi che includeva tutti i 310 pazienti, i ricercatori hanno esaminato l’associazione tra il colesterolo materno durante la gravidanza e l’aterosclerosi nella prole adulta. Poiché per la maggior parte dei controlli non erano disponibili misurazioni dell’aterosclerosi, sono state utilizzate due misurazioni sostitutive, ovvero il numero di fattori di rischio cardiovascolare, e il numero di fattori di rischio cardiovascolare in aggiunta a manifestazioni cliniche come infarto o ictus. Il livello di colesterolo delle madri in gravidanza era significativamente correlato con entrambe le misure del rischio di aterosclerosi, anche dopo aggiustamento per età, sesso e fattori di rischio cardiovascolare.
European Journal of Preventive Cardiology DOI 10.1093/eurjpc/zwab152


