Camerae Sanitatis. Longevità consapevole: dall’alimentazione alla prevenzione, l’Italia ripensa l’invecchiamento

L’Italia affronta oggi una sfida cruciale: garantire agli anziani non solo più anni da vivere, ma anni di qualità, autonomia e benessere. Invecchiare non deve più essere percepito come una condanna inevitabile della natura, ma come un processo attivo e gestibile. Prevenzione, nutrizione, movimento e socialità diventano quindi pilastri di una nuova cultura della salute in cui ogni individuo può essere protagonista del proprio percorso. Perché l’obiettivo non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio in una società più sana, inclusiva e sostenibile per tutte le generazioni.

Questo il messaggio che è arrivato nel corso della nuova tappa di Camerae Sanitatis, l’appuntamento che ha visto confrontarsi politici, clinici, esperti di nutrizione e rappresentanti del territorio con l’obiettivo di promuovere una cultura della longevità consapevole.

Protagonisti del confronto la Sen. Ylenia Zambito, 10° Commissione Affari Sociali Senato della Repubblica, l’On. Gian Antonio Girelli, XII Commissione Affari Sociali Camera dei deputati, Ennio Tasciotti, Direttore dell’Human Longevity Program dell’Irccs San Raffaele di Roma, Andrea Mandelli, Presidente Fofi, Anna Rosa Racca, Presidente Federfarma Lombardia, Paolo Levantino, Segretario Nazionale Fenagifar e Giulio Gandolfi, Business Executive Officer Nestlé Health Science Italia e Presidente e A.D. Solgar Italia Multinutrient Spa.

L’invecchiamento della popolazione italiana è un fenomeno destinato a crescere rapidamente. I dati demografici mostrano un aumento significativo della popolazione over 65, con riflessi importanti sulla sostenibilità del Ssn e sulla qualità della vita degli anziani: nel 2050 oltre un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni. Ma, come sottolineato dai protagonisti dell’incontro, non è il numero di anni vissuti a determinare la qualità della vita, bensì la capacità di vivere in salute, di mantenere autonomia fisica e mentale, di restare integrati nella comunità.

Politica e territorio: servizi vicini agli anziani

Un invito a cambiare prospettiva è arrivato da Gian Antonio Girelli: “Diventare più anziani non è una criticità, ma una conquista. La vera sfida è arrivarci in salute. E i fattori critici da affrontare sono l’implementazione delle politiche di prevenzione e il contrasto alla solitudine, che amplifica fragilità fisiche e psicologiche”. La politica ha il compito di mettere a sistema quanto la potenzialità rappresentata dalle Case della Comunità, strutture territoriali finanziate dal Pnrr. “Non è l’anziano che deve raggiungere il servizio, ma il servizio che deve raggiungere l’anziano”, ha spiegato il parlamentare, sottolineando come queste strutture debbano integrare medici, assistenti sociali, farmacie e terzo settore per rispondere ai bisogni locali.

La legge sul caregiver familiare è un altro fronte urgente. Girelli ha ricordato che non possiamo più permettere che l’assistenza ricada automaticamente sulle donne, limitandone opportunità e scelte di vita. La riforma dovrebbe prevedere riconoscimenti previdenziali, formazione, supporto psicologico e la possibilità di valorizzare professionalmente le competenze dei caregiver.

Sono invece tre priorità per favorire l’invecchiamento attivo indicate dalla senatrice Ylenia Zambito: investire sulla qualità della vita, promuovere stili di vita salutari e potenziare la prevenzione. “Più risorse devono andare a modelli integrati che uniscano sanità, sociale, scuola, sport e comunità locali”, ha affermato, citando l’esperienza positiva della Toscana nell’integrazione sociosanitaria. Fondamentale anche la nuova alfabetizzazione alla salute, che valorizzi il ruolo dei medici di base come guide nell’accompagnare i cittadini verso comportamenti salutari.

Longevità scientificamente guidata: nutrizione, movimento e socialità

A rivoluzionare la narrazione sull’invecchiamento il professor Ennio Tasciotti: “Non più un destino determinato dai geni, ma un percorso influenzabile dalle scelte quotidiane. Solo il 20-30% dell’invecchiamento dipende dalla genetica, mentre il restante 70-80% è il risultato di stili di vita, nutrizione e socialità”.

Tre sono i pilastri della longevità attiva secondo le evidenze scientifiche più recenti: nutrizione, movimento e relazioni sociali. La nutrizione, ha detto l’esperto, richiede attenzione a proteine e micronutrienti, fondamentali per preservare la massa muscolare, definita “il vero organo della longevità”. Per mantenere il muscolo in efficienza, spiega Tasciotti “servono naturalmente i suoi ‘mattoni”, cioè gli amminoacidi, e quindi un adeguato apporto proteico. La riflessione parte dunque dalla nutrizione, mettendo al centro un tema cruciale: quello dei macronutrienti necessari, in primis le proteine, e, allo stesso tempo, dei micronutrienti. Questi ultimi sono spesso percepiti come elementi secondari, ma in realtà sono fondamentali: non garantiscono soltanto la funzione di base dell’organismo, bensì ne ottimizzano l’efficienza, soprattutto in relazione al movimento e al mantenimento della massa muscolare”. Oggi, però, ci troviamo di fronte a diete sempre più povere e sbilanciate, carenti sia di macro sia di micronutrienti: “Questo scenario – ha aggiunto Tasciotti – rende inevitabile considerare il ruolo dell’integrazione e della supplementazione. In particolare, negli over 65, per i quali mantenere un regime alimentare completo ed equilibrato diventa spesso difficile, abbiamo a disposizione strumenti che permettono di colmare queste carenze e di garantire comunque un apporto nutrizionale adeguato”.

C’è poi l’attività fisica, sia aerobica sia di resistenza, che migliora la mobilità, la salute cognitiva e il benessere generale grazie agli effetti endocrini del muscolo. “Il muscolo è un organo endocrino”, ricorda Tasciotti, capace di produrre sostanze che influenzano positivamente l’intero organismo, cervello compreso. L’attività fisica regolare – sia cardio sia di resistenza – si conferma determinante anche per la salute cognitiva: gli studi condotti su over 65 mostrano miglioramenti tangibili nei test cognitivi dopo percorsi di esercizio controllato. Infine, la socialità completa il quadro: partecipare attivamente alla vita della comunità e coltivare relazioni significative è essenziale per un invecchiamento sano.

Farmacie protagoniste della prevenzione

In questo scenario si inserisce il ruolo strategico delle farmacie e dei farmacisti motore della prevenzione e punto di riferimento per la popolazione anziana, nel favorire una longevità attiva e una migliore qualità di vita per la popolazione over 65. Il presidente Andrea Mandelli evidenzia come la farmacia abbia seguito l’evoluzione della società, adattandosi alle nuove esigenze emerse soprattutto dopo la pandemia. Il farmacista non è più solo dispensatore di farmaci, ma consulente di prossimità, capace di instaurare rapporti empatici e continuativi con i cittadini. Attraverso attività semplici ma fondamentali — dal controllo della glicemia e del colesterolo, alle vaccinazioni — il farmacista può individuare bisogni, suggerire integrazioni nutrizionali e consigliare stili di vita sani.

Il presidente Fofi sottolinea l’importanza della farmacia anche nella gestione della solitudine degli anziani, fenomeno accentuato dal calo della natalità e dalla riduzione dei nuclei familiari tradizionali. In questo contesto, il farmacista funge da ponte tra paziente, famiglia e sistema sanitario, collaborando con medici di base e altri professionisti secondo quanto previsto dal DM77, per garantire un’assistenza integrata e tempestiva.

Anna Rosa Racca sottolinea come le farmacie rappresentino da sempre il presidio di prossimità più vicino ai cittadini, soprattutto agli anziani, con cui mantengono un rapporto quotidiano e continuo. L’attenzione alla longevità, spiega, è già parte integrante dell’attività dei farmacisti, che operano sia con competenze costantemente aggiornate sia attraverso servizi concreti di prevenzione: dagli screening, come quello per il tumore del colon retto, alle vaccinazioni (incluse le recenti campagne antipneumococciche), fino al controllo dei parametri come glicemia e colesterolo.

Racca ricorda anche il supporto essenziale nella gestione dei percorsi sanitari: dalla lettura del Fascicolo Sanitario Elettronico alla prenotazione di visite e alla semplificazione delle pratiche amministrative. Un passo decisivo sarà l’entrata a regime della nuova ricetta valida un anno, che permetterà ai pazienti cronici di ritirare i farmaci con continuità, migliorando l’aderenza terapeutica. La presidente auspica che la “farmacia dei servizi” venga stabilmente finanziata, così da potenziare ulteriormente le attività dedicate agli anziani.

Sul fronte delle nuove sfide comunicative interviene Paolo Levantino. La longevità consapevole, sostiene, richiede un approccio diverso, in cui il farmacista non sia più solo un dispensatore di farmaci, ma un “dispensatore di cultura e consapevolezza”. Paradigmatico lo studio Hobby Care, condotto su mille cittadini in 50 farmacie: “Ha mostrato che molte persone in sovrappeso, obese o con comorbidità non sono pienamente consapevoli del proprio stato di salute. Il progetto ha utilizzato una doppia strategia comunicativa: contenuti social per i più giovani e materiali informativi in farmacia per gli over 60. Il risultato è significativo: un partecipante su due ha cambiato almeno un’abitudine scorretta, confermando che il dialogo costante tra farmacista e cittadino può favorire reali cambiamenti nello stile di vita”.

Levantino richiama anche la teoria dei telomeri, che mostra come l’invecchiamento cellulare sia influenzato da fattori modificabili: alimentazione, attività fisica, gestione dello stress, sonno. In questo quadro, la nutraceutica può essere un valido supporto quando la dieta non basta, come suggerito da recenti evidenze sull’efficacia degli omega-3.

La nutrizione come leva per l’invecchiamento attivo

Le aziende, attraverso la ricerca nutrizionale, svolgono un ruolo cruciale. Una corretta alimentazione migliora l’efficacia delle terapie, ottimizza la spesa sanitaria e contribuisce alla qualità della vita degli anziani, ha sottolineato Giulio Gandolfi, Business Executive Officer di Nestlé Health Science Italia ricordando che “il sessantenne di oggi è molto diverso da quello di vent’anni fa: è impegnato socialmente, partecipa alla comunità, tiene allenata la mente ed è informato”. Le principali preoccupazioni di questa fascia di popolazione riguardano quindi la perdita di autonomia cognitiva e fisica. Una preoccupazione alla quale bisogna dare più risposte possibili.

Dopo i 40 anni, ha spiegato, si perde circa il 10% della massa muscolare ogni decennio, fenomeno che si accentua dopo i 60-65 anni. Per compensare la perdita muscolare, le proteine rappresentano lo strumento principale: “La comunità scientifica – aggiunge – raccomanda circa 1 grammo di proteine per chilo corporeo. Però è molto difficile con la dieta riuscire a soddisfare questa fonte proteica che ovviamente arriva non solo dalla carne, ma da diverse fonti, come legumi e uova. Allora quando la dieta non è sufficiente, l’integrazione con moduli proteici e micronutrienti è essenziale per mantenere forza e autonomia e sopperire in caso di carenze”.

In questo scenario l’industria, ha evidenziato Gandolfi, ha quindi la responsabilità di promuovere cultura e conoscenza alimentare, contribuendo a prevenire la malnutrizione e a preparare le persone ad affrontare meglio eventuali malattie. Una corretta nutrizione, infatti, non solo migliora la qualità della vita e favorisce uno stile di vita più attivo e consapevole, ma permette anche all’organismo di rispondere in modo più efficace alle terapie, evitando sprechi clinici ed economici per il sistema sanitario.

“In questo contesto – ha detto – si inserisce Vivi l’Età, il progetto promosso da Meritene, che unisce impegno sociale, informazione scientifica e iniziative concrete sul territorio. Attraverso il dialogo tra cittadini, professionisti e istituzioni, l’iniziativa mira a costruire una coscienza nutrizionale informata, riconoscendo il ruolo centrale dell’alimentazione, insieme all’ambiente in cui viviamo, nella prevenzione e nella gestione della fragilità legata all’età e alla malattia”.

Dalle parole all’azione: politica, innovazione e medicina personalizzata

Secondo Girelli, la politica ha il compito di tradurre in azioni concrete i concetti emersi: centri attrezzati, equipe multidisciplinari, decreti attuativi efficaci, investimenti sul personale e coordinamento tra produttori alimentari, mense comunali e associazioni. Garantire accesso a nutrizione di qualità, attività fisica e socialità significa organizzare speranza consapevole e costruire un futuro inclusivo.

La digitalizzazione della medicina, come spiegato da Tasciotti, consente di personalizzare prevenzione e trattamenti. Sensori indossabili, biomarcatori digitali e algoritmi predittivi permettono di raccogliere dati in tempo reale su attività fisica, nutrizione e parametri vitali, adattando interventi terapeutici e nutraceutici alle esigenze quotidiane del paziente. La farmacia diventa così presidio chiave, capace di seguire la persona da vicino e garantire interventi tempestivi.

Verso un modello sostenibile di longevità

In sintesi, Camerae Sanitatis ha tracciato una visione chiara: nutrizione, movimento, socialità e prevenzione sono pilastri della longevità consapevole. Politica, ricerca scientifica, industria, farmacie e cittadini devono collaborare per costruire un modello integrato, in cui ogni individuo possa essere protagonista del proprio percorso di invecchiamento attivo.

L’obiettivo non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio, con autonomia, salute e partecipazione sociale. La sfida italiana, come emerso dagli interventi, è quindi trasformare conoscenze scientifiche, innovazioni sociali e tecnologie digitali in strumenti concreti, creando una società più sana, inclusiva e sostenibile per tutte le generazioni.

di Ester Maragò

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