L’integrazione della vitamina D attraverso formulazioni solide, in aggiunta alle tradizionali soluzioni orali, potrebbe generare un risparmio di ben 52,2 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale in un triennio. Questa importante evidenza economica è emersa da un’analisi di impatto sul budget presentata a Roma durante l’incontro “Vitamina D: Strategie d’impatto sui budget regionali e potenziali risparmi”, focalizzato sulle strategie regionali, promosso da Cencora–Pharmalex con il contributo non condizionante di IBSA Italia. Lo studio ha stimato le ricadute finanziarie derivanti da una diversa distribuzione delle quote di mercato tra le varie forme farmaceutiche disponibili, partendo dai consumi registrati all’inizio del 2023. Tale rimodulazione non rappresenta solo un’opportunità di contenimento della spesa pubblica, ma si configura come una leva strategica per ottimizzare le risorse in un momento di forte pressione sul sistema sanitario. La ricerca sottolinea come il colecalciferolo sia una molecola fondamentale per le politiche di governance farmaceutica, capace di coniugare sostenibilità economica e accesso alle cure.
L’impatto clinico della carenza di Vitamina D e le nuove frontiere terapeutiche
La carenza di vitamina D è un problema globale spesso sottostimato, nonostante sia cruciale per la risposta immunitaria, la salute cardiovascolare e la prevenzione oncologica. L’organismo la ottiene principalmente dall’esposizione solare, ma l’integrazione diventa fondamentale per anziani, donne in gravidanza e soggetti obesi.
Sulle implicazioni cliniche è intervenuto Orazio Falla, Dirigente medico specializzato in Endocrinologia presso l’ASL Roma 5, spiegando che: “La carenza di vitamina D è tanto diffusa quanto clinicamente impattante: nella sua forma severa si manifesta con i segni di rachitismo nei bambini e dell’osteomalacia nell’adulto ed è associata a un incremento del rischio di osteoporosi, malattie cardiovascolari, infezioni, cancro, miopatie, malattie autoimmuni, diabete. Le forme croniche possono compromettere nei più giovani la crescita e favorire deformità scheletriche, mentre negli adulti determinano una maggiore fragilità dello scheletro, con aumento dell’incidenza di fratture e anche effetti extra-scheletrici. La carenza viene compensata dall’integrazione farmacologica che può essere somministrata in diverse modalità, migliorate nel tempo con l’obiettivo di migliorare la compliance del paziente. Vi sono soluzioni orali tradizionali e le più recenti capsule softgel e film orodispersibili (ODF), che si propongono come valide alternative, avendo dimostrato la bioequivalenza negli studi condotti”. L’innovazione nelle forme di somministrazione garantisce quindi non solo efficacia biologica, ma anche una maggiore facilità d’uso per il paziente.
Ottimizzazione delle risorse e sostenibilità regionale
In un panorama caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, il sistema sanitario deve adottare strategie di gestione efficienti per garantire l’equità assistenziale. Le proiezioni indicano che una gestione oculata delle somministrazioni potrebbe far risparmiare 12,5 milioni di euro alla Lombardia, 7,3 alla Campania e 5 al Lazio. Eugenio Di Brino, Co-Founder & Partner di Altems Advisory, ha messo in luce i vantaggi per la collettività affermando che: “L’analisi condotta dimostra come l’utilizzo di formulazioni solide per la supplementazione della vitamina D possa generare un impatto economico rilevante non soltanto per i Servizi Sanitari, ma anche per i pazienti, con azzeramento del co-payment, favorendo così una maggiore aderenza terapeutica e un beneficio diretto sui costi individuali. Non si tratta solo di risparmiare, ma di reinvestire meglio, dimostrando che l’innovazione terapeutica può essere sostenibile se guidata da scelte basate sull’evidenza, con vantaggi clinici, economici e di compliance”.
Di Brino ha poi aggiunto che: “L’esempio di best practice portato oggi dalla Regione Lazio fa sì che la condivisione anche tra le Regioni di politiche di presa in carico e di governance farmaceutica possa essere un elemento di condivisione per contribuire a omogeneizzare la presa in carico e la modalità di utilizzo di tecnologie innovative. Questo è uno degli altri elementi che ci portiamo a casa dalla discussione di oggi, per il futuro e la sostenibilità dei nostri servizi sanitari regionali e, al contempo, del Servizio Sanitario Nazionale”.
L’eccellenza del modello Lazio e la prospettiva nazionale
L’esperienza della ASL Roma 2 rappresenta un caso studio virtuoso nel controllo della spesa farmaceutica. Nel marzo 2025, l’azienda ha pubblicato linee guida sull’appropriatezza prescrittiva, invitando a scegliere i trattamenti con il minor costo-terapia a parità di dosaggio. Gerardo Miceli Sopo, Direttore della UOC Farmacia Ospedaliera dell’ASL Roma 2, ha osservato che: “I dati di monitoraggio della spesa convenzionata dimostrano che le politiche di appropriatezza prescrittiva producono risultati concreti: nel 2024 la spesa annua per il colecalciferolo si è attestata poco sotto i 3,5 milioni di euro, in riduzione rispetto ai quasi 3,7 milioni registrati nel 2023. La regione Lazio ha pubblicato un indicatore molto stringente, che va perseguito in modo da permettere di liberare risorse da reinvestire in continuità assistenziale ed innovazione”.
Sulla stessa linea, Fausto Bartolini – Direttore Dipartimento Assistenza Farmaceutica, USL Umbria 2, e Coordinatore Cabina di regia regionale per il governo della spesa farmaceutica – ha ribadito la necessità di un approccio omogeneo: “Dati i risultati di risparmio che sono stati presentati oggi, il modello potrebbe essere implementato in altre realtà regionali come per esempio l’Umbria. Noi abbiamo l’obbligo sia professionale che morale di sostenere il servizio sanitario, quindi, la nostra azione è volta a liberare risorse laddove ci sia spazio e margini per razionalizzare. Queste risorse servono a garantire l’innovazione terapeutica e quindi garantire i principi fondanti che sono quelli dell’universalità e dell’equità e soprattutto la gratuità”.
Bartolini spiega che “ogni Regione può implementare iniziative volte a raggiungere equilibrio, rivolgendo l’attenzione verso un approccio più appropriato delle varie formulazioni di farmaci a disposizione per la terapia con la vitamina D. Anche in Umbria abbiamo adottato iniziative che vanno in questa direzione. Quello che è auspicabile – continua –, anche attraverso il tavolo nazionale dell’Aifa, è condividere una strategia comune e omogenea sul territorio nazionale. Questo comporta da un lato risparmio e quindi liberare queste risorse e metterle a disposizione per i vari servizi sanitari regionali, ma soprattutto mantenere una omogeneità di comportamento prescrittivo e una disponibilità della terapia farmacologica per tutti i pazienti”.
Verso una governance farmaceutica strategica
La gestione della vitamina D si sposta dunque dal semplice controllo dei costi a una visione di prevenzione a lungo termine. Una governance efficace deve saper armonizzare le regole regionali per trasformare il risparmio in qualità di cura. Fabio De Lillo, del Coordinamento attività strategiche spesa farmaceutica della Regione Lazio, ha evidenziato come l’uso appropriato possa prevenire molteplici disturbi: “Sappiamo perfettamente come l’utilizzo costante e appropriato della vitamina D possa prevenire tantissime patologie, da quelle influenzali a patologie più importanti, oncologiche. Il suo utilizzo ha però portato a un innalzamento della spesa pubblica e alla necessità di limitare, tramite apposite note prescrittive, la prescrizione solo a chi aveva determinate patologie. Noi siamo arrivati quindi a un momento in cui, in Regione, in piano di rientro, abbiamo visto come questa venga fortemente limitata nella prescrizione. Quello che sicuramente potremmo fare è agire in modo che questa limitazione sia tolta o quantomeno arginata, per permettere a più fruitori possibile di accedere a queste terapie. Anche perché, come sappiamo dai dati che ci vengono forniti, porterebbero nell’arco di poco tempo un risparmio di circa 5 milioni di euro per la prevenzione di altre patologie e per l’utilizzo di altri farmaci”.
Così ha infine commentato Ugo Trama, Dirigente UOD Politica del Farmaco e Dispositivi, Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Regione Campania; Vicepresidente Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) a margine dell’incontro. “Appropriatezza che cura, risparmio che investe: la governance farmaceutica non è solo controllo della spesa, ma una leva strategica che integra valore clinico ed economico per garantire accesso a terapie realmente efficaci ed innovative. Occorre armonizzare regole e processi per ottimizzare efficienza e qualità delle cure, bilanciando l’innovazione con la sostenibilità finanziaria del SSN. Questo viene realizzato ogni giorno in Regione Campania così come in altre Regioni come il Lazio, che oggi ha condiviso un caso di gestione delle Vitamina D molto interessante, che potrà essere una strada percorribile per tutti i Sistemi Regionali nell’ottica di trasformare il risparmio in qualità di cura e in risorse per l’innovazione sanitaria”.
Di Arnaldo Iodice
