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Torta o carote? Una questione di tempistica

Spuntino di mezzanotte

Quando aprite il frigo per uno spuntino notturno, prendereste più volentieri una fetta di torta al cioccolato o una bustina di bastoncini di carote? La nostra capacità di esercitare autocontrollo (e scegliere quindi le carote) potrebbe dipendere dalla rapidità con cui il nostro cervello tiene conto della misura in cui una certa scelta è salutare. Nelle tipiche scelte alimentari, le persone tengono conto di elementi come salute e gusto nelle proprie decisioni. Dato che il gusto è un attributo concreto ed innato, è stato ipotizzato che esso venga integrato nel processo decisionale alimentare per primo. Gli effetti di un alimento sulla salute, d’altro canto, rappresentano un attributo maggiormente astratto, su cui è necessario spesso informarsi e fare ricerche. Ma noi sappiamo già se un certo alimento incontra o meno il nostro gradimento, senza alcuna ricerca supplementare. Sul fatto che un alimento sia salutare o meno spesso sussistono opinioni talmente variabili che potrebbe anche essere difficile ottenere una risposta definitiva: pensiamo al caso di grassi, carboidrati o anche del semplice contenuto calorico di un qualsiasi alimento. Come dimostrato da una recente ricerca, dunque, gli effetti di un alimento sulla salute non vengono computati nelle scelte alimentari delle persone prima che lo sia il gusto, e nei soggetti che esercitano meno autocontrollo essi verrebbero computati ancora più tardi. Si tratta di scelte che vengono effettuate in appena un paio di secondi, e quindi anche solo una manciata di millisecondi può fare la differenza sulla quantità di considerazioni per la salute che in ultima analisi influenzano la decisione. In passato psicologi ed economisti pensavano che le differenze comportamentali di questo tipo fossero basate su quale categoria di valori importasse di più per la singola persona, ma da questa ultima ricerca emerge che invece a fare la differenza non sono queste preferenze, ma invece la quantità di tempo che persone diverse impiegano per rappresentare le informazioni ed inserirle nel circuito decisionale del cervello. (Psychol Sci 2014; 25: 2168)

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