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Perché è importante comunicare la scienza?

Perché è importante comunicare la scienza? Per diversi motivi. Il primo è forse quello apparentemente più frivolo, ma d’importanza fondamentale: la scienza, in tutti i suoi aspetti più variegati, è  bella e appassionante e merita di essere conosciuta da tutti.

Maurizio Bifulco
Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”, Università di Salerno, CORPOREA-Fondazione IDIS di Città della Scienza, Napoli

L’avventura della scienza è un patrimonio dell’umanità, non meno della grande letteratura, delle arti figurative e della musica. Come in tutti questi altri casi, nessuno può essere stato materialmente partecipe di tutto, ma può gustarne almeno il sapore, leggendone ed essendone messo continuamente al corrente. Il secondo motivo, più  banale se vogliamo, è che la ricerca che porta alle scoperte scientifiche è finanziata dai cittadini, e i cittadini hanno il diritto di saperne qualcosa, almeno per quanto concerne le cose più importanti che possono avere un impatto immediato o futuro sulla società. In terzo luogo, alcune questioni sollevate dalla scienza, soprattutto dalla biologia e dalla genetica, divengono prontamente oggetto di interrogativi sociali, sui quali vengono sempre più spesso chiamati a pronunciarsi i cittadini della diverse nazioni.

La scienza con le sue nuove tematiche, prodotti del suo progresso quali Ogm, cellule staminali, nanotecnologie, fa ormai parte integrante della vita quotidiana dei nostri tempi. Occorre quindi primariamente informare le persone per metterle in condizione di scegliere in maniera più responsabile. In questo quadro si inscrive pure un quarto punto, ovvero la necessità di smascherare vere e proprie bufale o indicazioni inesatte soprattutto nel campo della salute,  che girano continuamente attraverso i social media e la rete. La comunicazione oggi nell’era digitale e attraverso i social network corre veloce e spesso si distorce o viene mal interpretata, se non manipolata.

Edoardo Boncinelli
Genetica e Biologia, Università Vita-Salute Milano

Lo scopo è ovvio, o almeno lo dovrebbe essere: mettere i cittadini in condizione di difendersi dalla disinformazione, soprattutto su questioni che coinvolgono la salute. C’è necessità, infine, di promuovere una cosiddetta “cittadinanza scientifica”, da realizzare attraverso il coinvolgimento del pubblico nella scienza e nella tecnologia, un incontro tra scienziati e altri professionisti della comunicazione della scienza. Promuovere, cioè una consapevolezza diffusa per quanto concerne una corretta valutazione della scienza e delle sue applicazioni, ivi compresa una umana affezione per i protagonisti dell’avventura scientifica al pari di tutte le altre componenti del cammino culturale della nostra specie.

Appurato questo, chi è che deve comunicare la scienza, giorno per giorno o a lungo andare? Tre sono le possibilità da prendere in considerazione: gli scienziati stessi, i giornalisti e la scuola. Tutte e tre le categorie possono e devono dare il loro contributo, anche se a titolo diverso, integrandosi rispetto alle caratteristiche peculiari della propria professionalità. Gli scienziati soprattutto, che dovrebbero essere i più titolati per questo scopo, nel nostro Paese guardano incomprensibilmente alla divulgazione scientifica con una certa superficialità e sufficienza con i più bravi molto indaffarati e non sempre preparati a parlare in modo comprensibile al grande pubblico.

Comunicare la scienza al grande pubblico è un impegno notevole e deve diventare sempre più necessario affinché si possa essere definiti degli scienziati veri. Ad essi ed alla comunità scientifica di oggi non sono richieste solo una solida conoscenza ed una spiccata attitudine alla ricerca, ma anche e soprattutto la capacità di comunicare in modo semplice e comprensibile i traguardi, le potenzialità e le problematiche della scienza che hanno un immediato impatto sulla vita dei cittadini, quali quelle legate alla salute e alle malattie o alle nuove tecnologie. Il compito “nuovo” che spetta agli scienziati è quindi quello di uscire fuori dal proprio mondo elitario e talvolta troppo isolato dei laboratori di ricerca, per condividere e comunicare al pubblico idee scientifiche correnti senza tradirne il significato e i risultati delle proprie sperimentazioni, soprattutto quando questi riguardano questioni di interesse collettivo.

Il grosso del lavoro di comunicazione della scienza è al momento fatto dai giornalisti, della TV e della carta stampata, che hanno quindi un compito importante che dovrebbe fondare su professionalità e una certa preparazione scientifica atta a scrivere e a parlare per tutti e a dar voce a notizie scelte sulla base di opportuni criteri, senza distorcere e spettacolarizzare. Non c’è dubbio però che le basi di una mentalità scientifica e una corretta disposizione mentale verso la scienza stessa debba venire dalla scuola, magari a partire addirittura dalla scuola materna. L’italiano medio non sa leggere correttamente un grafico, non sa valutare prontamente una probabilità e non considera che per ogni affermazione deve essere presa in considerazione una controprova. Per fare un semplice esempio, dire che chi esercita una professione ha il 2% di probabilità di contrarre una certa malattia, è utile e può fare un certo effetto, ma va preso in considerazione solo se si dice anche qual è la probabilità di contrarre quella malattia da parte dei cittadini della stessa età che fanno altri mestieri.

Sembra ovvio, ma non lo è per tutti. Cittadinanza scientifica significa anche non cadere in tranelli del genere, che sono anche quelli che possono far fare scelte sbagliate. Una nuova responsabilità professionale di valenza sociale investe, dunque, soprattutto gli scienziati, maturata nel corso degli anni di pari passo con l’evoluzione di una scienza non più rinchiusa nei laboratori, nei centri di ricerca, fatta da pochi e per pochi, ma divenuta protagonista di festival e manifestazioni, dibattiti pubblici e privati e teatro per attori, giornalisti e comunicatori, che tentano di raccontarla in maniera diversa. Per tutti i personaggi coinvolti nella comunicazione della scienza occorre essere rigorosi, ma non necessariamente noiosi. Anzi, un po’ di “pepe” non guasta, e un’esposizione ricca e mossa rappresenta la scelta migliore. Ma questo non può essere codificato. Ciascuno ci deve mettere del suo.

Di Maurizio Bifulco e Edoardo Boncinelli

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