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Melanoma: al sud colpisce di meno

Al sud colpisce quasi il 50% in meno che al nord e per la precisione il 45% in meno tra gli uomini e il 42% tra le donne. E’ il melanoma, tumore della pelle particolarmente particolarmente aggressivo in fase avanzata e per il quale si stimano 13.700 nuove diagnosi in Italia nel 2018 (nel 2017 erano 7.000).

Uno dei motivi principali della differenza nord-sud è da ricercare nei fototipi elevati, cioè nella maggiore capacità della pelle di reagire all’esposizione solare, molto diffusi al Sud e in grado di svolgere un ruolo protettivo. Oggi sono però disponibili armi efficaci per controllare la malattia anche nella fase avanzata, come l’immunoterapia. Un approccio a cui la Fondazione Melanoma dedica il convegno internazionale Immunotherapy Bridge a Napoli, con la partecipazione di oltre 200 esperti.

“L’immunoterapia, che potenzia il sistema immunitario per combattere il tumore, ha dimostrato di essere un’arma efficace innanzitutto contro il melanoma e ha evidenziato risultati significativi anche in tumori frequenti come quelli del polmone, seno, rene, vescica e colon-retto – spiega Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli – L’Italia ha contribuito in maniera decisiva alle ricerche che hanno permesso di rendere disponibili le terapie immunoterapiche alle persone colpite da neoplasie in fase molto avanzata. Il ‘Pascale’ si colloca fra i primi tre centri al mondo per numero di pazienti con melanoma trattati con queste armi: dal 2008 a oggi, sono stati circa 3.000″.

L’Immunotherapy Bridge precede il Melanoma Bridge, che si svolgerà nel capoluogo campano dal 29 novembre all’1 dicembre. Il melanoma “ha rappresentato il modello ideale per verificare l’efficacia della immunoterapia – afferma Ascierto – Fino a pochi anni fa, non esistevano terapie realmente efficaci nel melanoma metastatico. La prima molecola immunoterapica approvata, ipilimumab, ha dimostrato risultati importanti: il 20% delle persone colpite dalla malattia in fase metastatica è vivo a 10 anni dalla diagnosi. E proprio ipilimumab sta evidenziando un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine del trattamento”.

Al Bridge viene presentato in anteprima uno studio di fase III su ipilimumab: “Sono state coinvolte 727 persone con melanoma avanzato, 54 arruolate al ‘Pascale’ – continua Ascierto – Ipilimumab è stato approvato negli Stati Uniti e in Europa alla dose di 3 mg/Kg. Questo studio ha dimostrato che, a 5 anni, il 25% dei pazienti trattati con ipilimumab a un dosaggio maggiore (10 mg/Kg) è vivo rispetto al 19% di quelli che ne avevano assunto una quantità inferiore (3 mg/Kg). Sappiamo che con l’immunoterapia, dopo 36 mesi, le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo, per cui lo studio suggerisce l’opportunità di aumentare il dosaggio della molecola per raggiungere un netto miglioramento della sopravvivenza a lungo termine”.

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