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Mamma lo posso mangiare?

shutterstock_160203056Quante volte vi siete sentite fare questa domanda e per paura che il vostro bambino potesse ingrassare gli avete risposto di “no”? Ma avevate ragione? E da cosa dipendono le paure che tutti noi, in un modo o nell’altro, abbiamo sviluppato nel tempo? La risposta sta in una parola: disinformazione. A questa conclusione sono arrivati gli studiosi riunitisi in occasione del convegno svoltosi a Firenze Food science & food ingredients: the need for reliable scientific approaches and correct communication, dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco).

Una scorretta informazione sull’alimentazione è spesso dovuta all’eccessiva semplificazione ed è viziata da interessi particolari. Tutto questo però sta determinando non pochi problemi di salute pubblica che riguardano ogni fascia di età. “Il cibo è un sistema complesso”, afferma Michele Gulizia, presidente Anmco e direttore della divisione di cardiologia dell’azienda Garibaldi-Nesima di Catania. “Mentre da un lato è oggetto di un’attenzione mediatica quasi morbosa, scarsa è l’informazione sulle caratteristiche nutrizionali di ciò che mettiamo in tavola”. In quest’ottica, il caso dei grassi e degli zuccheri è emblematico perché troppo spesso sono demonizzati “ed il loro corretto utilizzo è stato riabilitato dopo 40 anni di terrorismo informativo”, prosegue Gulizia. Il tema è stato a lungo trattato e molti, a vario titolo, ne hanno scritto e parlato. La rivista Time ha pubblicato un ampio dossier in cui si sostiene che le campagne antigrassi condotte negli Stati Uniti, da trent’anni a questa parte, non hanno avuto alcun effetto sull’obesità e sulle malattie ad essa collegate. Secondo quanto emerso nel corso del convegno di Firenze, “la rivalutazione della dieta a basso contenuto di grassi ha ora portato ad una reazione contro lo zucchero e altri carboidrati”, sottolinea Gulizia.

Eppure esistono linee guida sul corretto consumo di determinati alimenti, ma non sempre sono corrette. Secondo gli esperti, infatti, più della metà delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di alimentazione sono poco affidabili poiché basate su studi di bassa qualità. “Il Journal of clinical epidemiology ha pubblicato un report che prendeva in esame tutte le linee guida dell’Oms pubblicate tra il 2007 e il 2012 e ha rilevato che su 456 raccomandazioni, 289 (oltre il 50%) classificate come ‘forti’ erano basate su studi di qualità bassa o molto bassa”, spiegano gli esperti. Gli studiosi hanno inoltre sottolineato “l’inadeguatezza” e “la mancanza di trasparenza” della metodologia usata per redigere le raccomandazioni. “Basti pensare – hanno spiegato – che nel recente report sull’introito di zuccheri aggiunti nella dieta di adulti e bambini, le raccomandazioni sono state stilate prendendo in esame quattro studi degli anni ’60, svolti in Giappone che indagavano l’insorgenza di carie dentali”.

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