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Le 100 università europee più innovative del 2017. Cinque le italiane in classifica

(Reuters) – Il Politecnico di Milano, L’Università degli Studi di Milano, La Sapienza di Roma, l’Università di Padova e l’Università di Bologna, queste le 5 realtà italiane nella classifica delle top 100 Università più innovative in Europa, stilata da Thompson Reuters e Clarivate Analytics. Un elenco che identifica e colloca le istituzioni formative che si spendono di più per fare passi avanti nella scienza, inventare nuove tecnologie e contribuire a far muovere l’economia globale.

Al primo posto
Il cuore dell’innovazione europea? Non è un’importante metropoli, bensì una piccola città nella regione francofona delle Fiandre. La più innovativa in Europa, per il secondo anno di fila, è la belga KU Leuven. Questa istituzione di quasi 600 anni è stata fondata da Papa Martino V, ma oggi è più conosciuta per la tecnologia che per la teologia, sostenendo una delle maggiori organizzazioni indipendenti di ricerca e sviluppo del pianeta. Nell’anno fiscale 2015, la sua spesa per la ricerca ha superato i 454 milioni di euro e il portfolio di brevetti attualmente include 586 famiglie attive, ognuna rappresentante un’invenzione protetta in diversi Paesi.

Una piccola realtà che produce più innovazione di istituzioni vaste e rinomate
In parte, la KU Leuven si è guadagnata il primo posto producendo un alto volume di invenzioni influenti. I suoi ricercatori presentano più brevetti della maggior parte delle altre università del mondo e quelli esterni citano frequentemente le invenzioni dell’università nelle loro richieste di brevetti. Questi sono criteri chiave per la classificazione Reuters delle Università più innovative d’Europa, elenco stilato insieme a Clarivate Analytics e basato su dati oggetto di un diritto di proprietà e sull’analisi di indicatori tra cui depositi di domande di brevetto e citazioni in articoli di ricerca.

A seguire sul podio
Al secondo posto si trova l’Imperial College London, un’istituzione i cui ricercatori vantano la scoperta della penicillina, lo sviluppo dell’olografia e l’invenzione della fibra ottica. A seguire, l’Università di Cambridge, associata a 91 Nobel durante i suoi 800 anni di storia. La quarta posizione spetta alla Technical University of Munich, che dl 1990 ha scorporato più di 800 aziende, tra cui diverse start-up di high tech in settori come energia rinnovabile, semiconduttori e nanotecnologia.

I Paesi che emergono per numero di università di qualità
In generale, gli stessi paesi che dominano il business e la politica europea, in quanto a presenza, la fanno da padroni anche nella classifica delle università più innovative d’Europa. La Germania è il paese più presente, con 23 delle 100 istituzioni incluse nell’elenco, seguito da Regno Unito e Francia, entrambi con 17 università. Queste tre nazioni sono anche tra le più popolose e ricche del continente.

E per numero di università di qualità pro capite
La Repubblica d’Irlanda ha solo tre scuole in tutta la lista, ma con una popolazione inferiore a cinque milioni di persone può vantare un maggior numero di università pro capite tra le 100 più innovative, rispetto a ogni altro Paese europeo. Sempre dal punto di vista pro capite, la seconda nazione più innovativa è la Danimarca, seguita da Belgio, Svizzera e Olanda. Germania, Regno Unito e Francia si trovano nelle posizioni centrali, un’indicazione che potrebbero avere un rendimento inferiore rispetto ai loro vicini più piccoli: su una base pro capite, nessuno di questi paesi ha la metà delle 100 principali università rispetto all’Irlanda. Gli stessi trend vengono confermati anche analizzando le economie nazionali. Secondo il Fondo monetario internazionale, nel 2016 il prodotto interno lordo tedesco ha superato i 3,49 trilioni di dollari – 11 volte in più di quello irlandese che si è attestato a 207 miliardi di dollari. Alcuni Paesi hanno un rendimento ancora più scarso.

Le grandi assenti nella top 100
La Russia è la nazione europea più popolosa e ha la quinta maggiore economia dell’area, ma nessuna delle sue università figura nella top 100. Altre assenze notevoli includono le università di Ucraina e Romania – un fatto che rivela un altro divario tra Europa occidentale e orientale.

La metodologia
Per stilare la classifica delle università europee più innovative, Clarivate Analytics (che precedentemente era il business Intellectual Property & Science di Thomson Reuters) ha iniziato individuando oltre 600 organizzazioni globali che pubblicavano la maggior parte degli articoli in riviste accademiche, tra cui istituzioni formative, charity noprofit e istituzioni finanziate dal governo. La lista è stata ridotta alle istituzioni che hanno depositato almeno 50 brevetti con l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale tra il 2010 e il 2015. Poi, ogni candidato è stato valutato in base a 10 parametri, con un focus su articoli accademici (che indicano una ricerca di base) e domande di brevetto depositate (che evidenziano la capacità di un’istituzione di applicare la ricerca e commercializzare le sue scoperte). Infine, l’elenco è stato ulteriormente ridotto così da contenere solo le università europee, classificate in base alla performance.

Dall’anno precedente
È il secondo anno consecutivo che Clarivate e Reuters hanno collaborato per classificare le Università più innovative d’Europa e tre di quelle che erano rientrate nella top 100 nel 2016 sono state escluse: l’olandese Eindhoven University of Technology, la tedesca University of Kiel e la britannica Queens University Belfast. Tutte e tre hanno presentato meno di 50 richieste di brevetti durante il periodo esaminato, per questo non sono state considerate. Il loro posto è stato preso dall’Università di Glasgow (54), dalla University of Nice Sophia Antipolis (94) e dall’Università Autonoma di Madrid (100). Le università la cui posizione è cambiata maggiormente nella classifica sono state la Leiden University olandese (che ha guadagnato 21 posizioni piazzandosi alla 17) e la Technical University of Berlin (che ha guadagnato 21 posizioni piazzandosi alla 41). La Université Libre di Brussels (scesa di 17 posizioni alla 38) e la University of Leeds (scesa di 17 posizioni alla 73) hanno fatto i più grandi salti nella direzione opposta. Tuttavia, in generale, l’elenco è rimasto piuttosto stabile: nove delle 10 migliori scuole e 17 delle 20 migliori scuole del 2016 sono rimaste nella top 10 e nella top 20 del 2017. Tale stabilità è comprensibile poiché qualcosa di grande come la produzione di articoli accademici e la performance nell’ambito dei brevetti è difficile che cambi rapidamente. Naturalmente, il posizionamento relativo di un’università non fornisce un quadro completo della possibilità o meno che i ricercatori stiano facendo un lavoro importante e innovativo. Poiché la classifica valuta l’innovazione al livello istituzionale, essa potrebbe trascurare dipartimenti o programmi particolarmente innovativi: un’università potrebbe trovarsi nella parte bassa della classifica per l’innovazione in generale ma mandare avanti uno dei laboratori di scienze informatiche più innovativi del mondo. Inoltre, è importante ricordare che se un’università si trova in cima o in fondo alla lista, è comunque tra le migliori 100 del continente: tutte queste università producono ricerche originali, creano tecnologia utile e stimolano l’economia globale.
David Ewalt

 

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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