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Irisina: l’ormone che brucia i grassi ripara anche ossa e muscoli e partirà per lo spazio

L’irisina, l’ormone diventato famoso due anni fa per i suoi effetti benefici paragonabili all’esercizio fisico che si può fare in palestra, torna ora alla ribalta in quanto si è dimostrato avere proprietà contro osteoporosi e atrofia muscolare. A rivelarlo sono Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche e Maria Grano dell’Università di Bari con uno studio pubblicato su Scientific Reports.

Ossa e muscoli
“Nel 2015 gli esperimenti sui topi avevano indicato che l’irisina irrobustisce le ossa e avevano aperto la speranza per la terapia dell’osteroporosi”, ha osservato Cinti. “Adesso i nuovi test su topi dimostrano che l’ormone a basse dosi riesce a prevenire la malattia e a curarla negli animali che già la hanno”. Sempre nei topi è stato notato un effetto positivo sui muscoli, che vengono irrobustiti. Secondo Cinti si apre una “prospettiva molto importante alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione”. In un colpo solo, “per la prima volta un’unica molecola riesce a curare osteoporosi e atrofia muscolare, un ‘duetto’ che procede sempre di pari passo”, ha osservato Maria Grano.

Si punta quindi ai test sull’uomo, ma questi non saranno possibili prima di due o tre anni perché prima è necessario avere maggiori informazioni sulle dosi con nuovi test sugli animali. Solo dopo si potrà passare alle tre fasi della sperimentazione clinica, che richiederanno almeno cinque anni. L’uso dell’irisina per la terapia dell’osteoporosi è stato brevettato dallo stesso gruppo di ricerca e, ha detto Grano, “ci sono già manifestazioni di interesse da parte dell’industria”. Nel frattempo, però, poiché questo ormone viene naturalmente prodotto dall’organismo durante l’esercizio fisico, la raccomandazione dei ricercatori è di tenersi in esercizio “come se fosse una vera e propria cura”.

L’irisina nello Spazio
Nel frattempo l’irisina si prepara anche ai primi test nello Spazio, su cellule di topo in coltura destinate a raggiungere la Stazione Spaziale all’inizio del 2018 a bordo della navetta Dragon dell’azienda americana Space X di Elon Musk. L’ormone potrebbe infatti aiutare gli astronauti che affronteranno i lunghi viaggi verso Marte. Gli esperimenti sono stati preparati dal gruppo dell’Università di Bari in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

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