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Immunodeficienze Primitive: rimborsata una nuova terapia sottocute facilitata

Otto o più infezioni ricorrenti nell’arco di un anno; terapia antibiotica inefficace; infezioni dell’apparato respiratorio, afte o infezioni ricorrenti; scarso aumento di peso nei bambini. Sono questi alcuni dei principali sintomi che possono portare alla diagnosi di Immunodeficienza Primitiva (Primary Immunodeficiency, PID), un gruppo di malattie rare, congenite e croniche causate da alterazioni del sistema immunitario che comportano una aumentata suscettibilità alle infezioni. Ma c’è una buona notizia per i pazienti, a pochi giorni dalla Giornata delle Malattie Rare, l’Aifa ha approvato la rimborsabilità della terapia sostitutiva con immunoglobulina con ialuronidasi umana ricombinante. Si tratta del farmaco HyQvia di Baxalta.

La patologia
Se si manifestano in età pediatrica la diagnosi è in genere rapida, nel caso invece, di manifestazioni nell’adulto la diagnosi è spesso ritardata di 10-20 anni, determinando una grave compromissione della vita del paziente. In ogni caso, la necessità di una terapia sostitutiva cronica impegna i pazienti e la relativa famiglia a un adeguamento dello stile di vita spesso in maniera gravosa sul piano personale, sia psicologico che sociale. La maggiore suscettibilità alle infezioni è causata da una compromissione del sistema immunitario. Esistono oltre 250 tipi diversi di Immunodeficienze Primitive e sono in continuo incremento. Quasi ogni mese infatti un nuovo difetto genetico riconducibile ad un nuovo deficit immunitario viene scoperto.

Nel caso delle Immunodeficienze Primitive da carenza di anticorpi, i pazienti, non essendo in grado di avviare la corretta risposta immunitaria nella produzione di anticorpi, devono essere trattati in maniera cronica con terapia sostitutiva con immunoglobuline estratte dal plasma di individui sani. A soffrirne nel mondo sono più di 6 milioni di persone tra bambini e adulti, anche se solo una piccola percentuale di questi casi è ad oggi diagnosticata e censita nei registri internazionali delle immunodeficienze. In effetti, l’esatta incidenza globale di questo gruppo di malattie rare non è nota perché, alla luce di una sintomatologia variegata e spesso subdola, molte sono tuttora non riconosciute

“Le immunodeficienze primitive si manifestano in pazienti con un sistema immunitario che presenta difetti funzionali o quantitativi degli elementi cellulari o proteici che intervengono nei meccanismi di controllo delle infezioni e della crescita neoplastica”, ha spiegato di recente il professor Carlo Agostini, immunologo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Padova, in un convegno sul tema. “Le manifestazioni principali sono legate alle infezioni acute e croniche, principalmente a livello del tratto respiratorio e del tratto gastrointestinale: si tratta dei due apparati inevitabilmente più esposti all’ambiente esterno ed ai microorganismi”. Il ritardo diagnostico è purtroppo la regola. “Si presume che circa dal 70 al 90% degli individui affetto da una immunodeficienza primitiva – ha continuato Agostini – pur vivendo in Paesi con sistemi sanitari evoluti, non riceve una diagnosi corretta in tempi accettabili. Con inevitabili conseguenze per il paziente. In molti casi si creano nel tempo danni d’organo irreversibili provocati dalle continue infezioni”.

Nei casi più comuni, comunque, la terapia è sostitutiva ed è salvavita. “In questi malati si cerca di sostituire gli anticorpi che il paziente non produce, grazie all’utilizzo di preparati ricchi di anticorpi ottenuti da donatori”.

Le terapie
il trattamento endovenoso (IVIG) permette la somministrazione di ampi volumi di immunoglobuline (che in un paziente medio oscillano tra 400 e 600ml) e considerata l’emivita fisiologica delle immunoglobuline stesse con una frequenza d’infusione di 3 o 4 settimane. Questa terapia necessita di una supervisione medico-infermieristica, pertanto richiede che il paziente si rechi presso la struttura ospedaliera per ogni ciclo di cura. Il trattamento per via sottocutanea (SCIG) ha semplificato la terapia di somministrazione con immunoglobuline in quanto, a differenza delle IVIG, non richiede accesso venoso, permette la somministrazione o autosomministrazione domiciliare. Tuttavia, dal momento che i quantitativi che possono essere infusi per via sottocutanea sono notevolmente inferiori (massimo 20ml) rispetto a quelli per via endovenosa, questa modalità di trattamento richiede una frequenza settimanale attraverso più siti di iniezione (4/6).

“Oggi – come ricorda il professor Agostini – è disponibile la terapia con immunoglobuline sottocute facilitata: tramite l’utilizzo concomitante di un enzima, la ialunoridasi, in grado di diffondere rapidamente le immunoglobuline nel tessuto sottocutaneo. Con questo preparato è possibile rarefare il ritmo delle infusioni che possono essere somministrate non più settimanalmente ma ogni 3 settimane. “Da pochi giorni è stata pubblicata la determina di AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, con la quale al trattamento è stata riconosciuta la rimborsabilità come farmaco di classe A (Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.31 del 8-2-2016).

Guarda le videointerviste sulle esperienze dei primi pazienti trattati

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