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Geni: l’età di mamma e papà influenza le mutazioni genetiche nei figli

I ragazzi nati da genitori più anziani hanno più probabilità di sviluppare mutazioni genetiche che potranno quindi passare alle generazioni successive. A evidenziarlo sulla rivista Nature sono i ricercatori del progetto islandese deCode, che, sotto la guida di Daniel Gudbjartsson, hanno analizzato il genoma di 14.000 islandesi.

Con questo lavoro gli studiosi hanno realizzato anche il primo ‘catalogo’ delle cosiddette mutazioni de novo o spontanee, cioè quelle che si verificano per la prima volta in una famiglia, a causa delle modifiche presenti o nell’ovulo o nello sperma di uno dei genitori, e che si ritiene siano responsabili delle malattie rare nei bambini.

Tra le oltre 14.000 persone di cui è stato studiato il genoma, c’erano anche 1.548 individui con i loro genitori. In questo modo i ricercatori hanno identificato più di 108.000 mutazioni nuove, con una media di 70,3 per famiglia, e hanno visto che il numero di mutazioni prese dalla madre aumenta dello 0,37 per ogni anno d’età, mentre quelle dal padre aumentano ad un tasso quadruplo (1,51 all’anno).

“Una differenza che si spiega con il modo diverso con cui vengono prodotti ovociti e spermatozoi”, commenta Allan Pacey, andrologo dell’Università di Sheffield. “Nelle donne tutti gli ovociti si formano nello stesso momento e principalmente alla sua nascita, e quindi ci sono meno opportunità di mutazioni spontanee causate dalla divisione cellulare. Negli uomini invece lo sperma è prodotto continuamente, e quindi ci sono più ‘occasioni’ per gli errori genetici di farsi strada nel processo di divisione cellulare alla base della produzione di sperma”, conclude.

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