Fratture da fragilità: Iss pubblica prime linee guida

Fratture da fragilità: per offrire un chiaro punto di riferimento  ai sanitari che operano in questo ambito, l’Istituto Superiore di Sanita’  il 18 ottobre 2021 ha pubblicato delle linee guida per una loro corretta identificazione e gestione, le prime nel nostro Paese e tra le prime esistenti al mondo. Un documento, che identifica sei raccomandazioni basate sulle evidenze, realizzato dall’Universita’  di Milano Bicocca in collaborazione con la Coalizione Frame, alleanza multidisciplinare e multiprofessionale con il coinvolgimento di 18 associazioni di pazienti, e con il coordinamento di Altis-Ihpb.

Le associazioni dei pazienti chiedono ora che le Regioni definiscano subito i Pdta, Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali. “Questo documento e’  un primo, importantissimo, risultato raggiunto come coalizione Frame – evidenzia infatti Antonella Celano, presidente Apmarr – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – che ci permette di aprire nuovi scenari per il trattamento delle fratture da fragilita’  nel nostro Paese. Queste linee guida potranno aiutare ad affrontare, concretamente, le problematiche che vivono quotidianamente le persone con fratture da fragilita’.

La qualita’  della vita non e’ buona quando non c’e’  una corretta informazione sulla patologia. Come membri della coalizione Frame chiediamo alle Istituzioni sanitarie regionali che le fratture da fragilita’  siano riconosciute come priorita’  nell’agenda politica regionale, con codifica del paziente con fragilita’  ossea a livello regionale e definizione dei singoli Pdta regionali. Chiediamo inoltre che vengano identificati i percorsi regionali per la realizzazione delle Unita’  di Frattura”. “Abbiamo perseguito questo obiettivo per anni – aggiunge la professoressa Maria Luisa Brandi, presidente della Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso –  da un lato raccogliendo nella pratica clinica quotidiana i bisogni dei pazienti e di tanti specialisti multidisciplinari che lamentavano la mancanza di un riferimento basato sulle evidenze; dall’altro cercando con ogni mezzo di sensibilizzare i decisori e le istituzioni sulla necessita’  di prendersi in carico quell’epidemia silenziosa rappresentata dalla fragilita’  ossea non correttamente diagnosticata”.

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