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Diabete di tipo 2: prevalenza a due cifre nelle persone con HIV

(Reuters Health)Le persone affette da HIV sono più suscettibili a sviluppare diabete di tipo 2 in età più giovane rispetto alla popolazione e, spesso, anche in condizioni di normopeso. E’ quanto sostiene uno studio recentemente pubblicato da BMJ Diabetes Research & Care. I dati provenienti da due indagini statunitensi, presi in esame dal gruppo di studio, hanno dimostrato che la prevalenza del diabete mellito è stata di quasi 4 punti percentuali più elevata nei soggetti HIV positivi rispetto alla popolazione generale. “La nostra ricerca ha evidenziato un aumento della prevalenza del diabete tra le persone che convivono con HIV/AIDS, rispetto alla popolazione generale statunitense a seguito del controllo di diversi fattori di rischio – ha affermato il primo autore dello studio, Alfonso Hernandez-Romieu della Emory University di Atlanta– Mentre le nostre evidenze non sono determinanti, è corposa invece la letteratura scientifica che sostiene come l’HIV sia un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie croniche”. Hernandez-Romieu ha invitato tutti gli operatori sanitari a prendere in considerazione lo screening per il diabete nelle persone che vivono con HIV/AIDS, prima e dopo l’inizio della terapia antiretrovirale e come parte di un regolare monitoraggio della salute, indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio come l’obesità.

Lo studio
Nel trial sono stati inclusui circa 8.600 sieropositivi adulti partecipanti al Progetto Medicine Monitoring (MMP) e circa 5.600 adulti della popolazione generale partecipanti alla annuale National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). La prevalenza di diabete mellito tra gli adulti sieropositivi è stata del 10%, significativamente maggiore all’8,3% di quella riscontrata nella popolazione generale. I dati suggeriscono che gli individui con HIV positivi  potrebbero essere più suscettibili a sviluppare il diabete di tipo 2 in giovane età e in assenza di obesità, che è un fattore chiave per il diabete mellito. Questi risultati hanno implicazioni importanti; in primo luogo gli operatori sanitari che si occupano di persone HIV positive dovrebbero seguire le linee guida esistenti riguardo allo screening, che raccomandano di testare la glicemia a digiuno e l’emoglobina glicata, prima e dopo l’inizio della terapia antiretrovirale. Ci sono evidenze che correlano la terapia antiretrovirale con il diabete mellito. In secondo luogo si dovrebbe capire se è necessario rivedere le linee guida. In terzo luogo, dovrebbero essere portati avanti ulteriori studi sulla diagnosi di diabete mellito e il monitoraggio delle persone con infezione da HIV, dal momento che il test dell’emoglobina glicata presenta dei limiti in questa popolazione. Sono necessarie ulteriori ricerche per individuare strategie ottimali di gestione del diabete mellito nelle persone HIV positive.

Fonte: BMJ Diabetes Research & Care

Megan Brooks

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

 

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