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Demenza: Big Data per diagnosi precoci e precise

Cercare di contrastare le malattie neurodegenerative grazie ai Big Data. A cercare di perseguire questo obiettivo è il programma di ricerca europeo sul cervello umano Human Brain Project (Hbp).

In Italia ha già portato all’installazione di tre centri di elaborazione dati che, grazie all’intelligenza artificiale, scaveranno nelle ‘miniere’ di informazioni cliniche raccolte da ospedali e centri di ricerca per facilitarne la condivisione, aprendo la strada a diagnosi sempre più precise e accurate. Lo spiegano gli esperti riuniti all’Università di Pavia per l’incontro ‘The Human Brain Project: the endeavour of neuroscience’, promosso nell’ambito della Settimana del Cervello.

“I primi tre centri di elaborazione Big Data sono stati installati all’Ospedale Niguarda di Milano, all’Istituto Fatebenefratelli di Brescia e all’Università di Pavia”, afferma Egidio D’Angelo, direttore del Laboratorio di neurofisiologia dell’ateneo pavese. “Sono piattaforme capaci di accumulare, catalogare ed elaborare grandi quantità di dati multimodali, cioè diversi fra loro perché ottenuti ad esempio dagli esami emato-chimici dei pazienti, dalle risonanze magnetiche, ma anche dagli aspetti clinici e neuropsicologici raccolti durante le visite e opportunamente quantificati”.

Resi completamente anonimi e non riconducibili ai singoli pazienti, questi dati potranno essere condivisi tra centri di ricerca e ospedali attraverso il web, grazie ad una rete in fibra ottica sicura e protetta. “In questo modo aumenteremo le conoscenze sui vari tipi di demenza e sulla loro evoluzione, permettendo diagnosi sempre più precoci e accurate e terapie più tempestive e personalizzate”, aggiunge D’Angelo. “Il prossimo obiettivo è mettere in rete anche gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs): questo ci permetterebbe di fare un grande balzo avanti, aumentando di diverse volte la massa di dati clinici disponibili”.

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