CoVid-19, statine riducono mortalità del 22-25%: intervista a Luis Masana

Il CoVid-19 ha infettato ad oggi più di 52 milioni di persone nel mondo, ed ha causato quasi un milione e trecentomila decessi in meno di un anno. Inoltre non è ancora chiaro come mai alcuni soggetti che contraggono il virus non mostrino sintomi mentre altri potrebbero andare incontro a conseguenze molto gravi. Per quanto età, comorbidità e precedenti trattamenti possano svolgere un ruolo prognostico in alcuni casi, non è ancora possibile dire per certo come ciascun caso si evolverà.

Uno dei trattamenti più discussi riguardo il proprio ruolo nell’evoluzione del CoVid-19 consiste nelle statine: questi farmaci aiutano a ridurre la colesterolemia, prevenendo pertanto le patologie cardiovascolari, e vengono attualmente assunti da un soggetto su 4, il che fa di loro i farmaci di uso più comune nel pubblico generale. Secondo una recente ricerca i soggetti trattati con statine vanno incontro ad una riduzione del 22-25% del rischio di mortalità da CoVid-19. Popular Science Italia ha intervistato il principale autore dello studio, Luis Masana della Universitat Rovira i Virgili spagnola.

 

E’ possibile affermare che la terapia statinica riduca la mortalità nei pazienti con CoVid-19, oppure i risultati derivano solamente da pazienti che inizialmente avevano livelli di colesterolo elevati?

Abbiamo studiato in più di 2.000 pazienti con CoVid-19 l’effetto dell’essere sotto terapia statinica prima dell’infezione. I risultati hanno dimostrato che questa terapia era associata ad una riduzione del 22% nella mortalità da CoVid-19. Nei casi in cui la terapia veniva mantenuta durante il ricovero, la riduzione ammontava al 25%. Questo effetto non era correlato ai livelli di colesterolo e pertanto i risultati suggeriscono che le statine abbiano un effetto su qualunque soggetto a cui vengano prescritte.

Con la comparsa della pandemia, alcune persone hanno smesso di assumere statine. Come mai?

La pandemia ha cambiato molti dei comportamenti abituali. Le persone avevano paura di andare in ospedale o di incontrare il proprio medico di base, oppure essi erano chiusi o non disponibili, in quanto ogni sforzo era focalizzato sul CoVid-19. Di conseguenza il controllo delle patologie croniche è stato in una certa misura abbandonato, il che comprende anche le terapie. Fra queste figurano le statine, che sono di uso comune, hanno un’aureola da terapia complessa con diversi effetti collaterali, e pertanto facevano parte dei farmaci più spesso sospesi. Si trattava di un problema molto importante da risolvere, altrimenti si sarebbe osservata un’ondata indiretta di incrementi di pluri-mortalità legata agli effetti collaterali del CoVid-19.

Le statine sono del tutto sicure nei soggetti con CoVid-19 o ad alto rischio di contrarre l’infezione?

Assumere statine è più sicuro che non farlo. Questa è la conclusione principale del nostro studio. L’età media delle persone ricoverate per CoVid-19 sotto statine era di 73 anni, ed è in questa fascia d’età che abbiamo osservato l’effetto benefico.

Lei pensa che ulteriori ricerche potrebbero dimostrare che la terapia statinica sia in grado di ridurre il rischio di mortalità nei pazienti con CoVid-19?

Il nostro studio non rivela se le statine possano essere utili come terapia per il CoVid-19. I nostri dati, ed i dati di altri, nonché il meccanismo d’azione delle statine, che riducono l’infiammazione, migliorano la reattività vascolare (funzionalità endoteliale), riducono l’aggregazione piastrinica, favoriscono l’antiossidazione ecc., suggeriscono che le statine potrebbero avere un ruolo nella terapia, ma ciò dovrebbe essere dimostrato da uno studio randomizzato, che per quanto ne so sinora non è stato intrapreso.

Quale messaggio potrebbe veicolare la comunità medica ai pazienti sulla terapia statinica nell’era del CoVid-19 per mantenerli più al sicuro possibile?

Si potrebbe dire loro che se assumono statine non dovrebbero abbandonare questa terapia. E’ possibile che se contraessero l’infezione, le statine li proteggerebbero, eminentemente posto che la terapia venga proseguita durante il ricovero.

Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother online 2020, pubblicato il 2/11 https://doi.org/10.1093/ehjcvp/pvaa128

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