Cancro colon-retto: prima dell’intervento, bene rimuovere le metastasi al fegato

colon retto(Reuters Health) – Rimuovere chirurgicamente le metastasi epatiche prima dell’asportazione del tumore primario al colon-retto non sarebbe una pratica clinica sconsigliabile. Lo dimostra uno studio inglese pubblicato sul British Journal of Surgery.

Lo studio
Per lo studio, Fenella Welsh, chirurgo all’Hampshire Hospitals Foundation Trust di Basingstoke e colleghi hanno raccolto dati clinici, patologici e di follow-up su pazienti che sono stati operati di metastasi al fegato a seguito di un tumore al colon-retto, in un Centro medico inglese tra il 2004 e il 2014. Dei 582 pazienti, tutti tra i 60 e i 70 anni, in 98 è stato operato prima al fegato, mentre 467 sono stati operati con il classico approccio chirurgico che prevede prima l’asportazione del tumore primario a livello del colon-retto. I ricercatori hanno escluso solo 17 pazienti che hanno subito un intervento in contemporanea su intestino e fegato. I pazienti sono stati seguiti circa 34 mesi. La mediana del valore dell’indice di sopravvivenza utilizzato dai chirurghi nello studio, il cosiddetto Basingstoke Predictive Index (BPI), è stata significativamente più alta nel gruppo in cui è stata asportata prima la metastasi epatica piuttosto che il tumore primario (8,5 contro 8, rispettivamente).

I risultati
La sopravvivenza a cinque anni senza malattia è stata più bassa tra gli operati al fegato, 23% contro 45,6%, ma non c’è stata alcuna differenza significativa nella quota della sopravvivenza a cinque anni cancro-specifica (51% tra gli operati al fegato contro 53,8% tra gli operati prima all’intestino) o nella sopravvivenza in generale (44% contro 49,6%). Dopo aver ‘aggiustato’ i dati sulla base dell’indice BPI, le differenze, però, si sono ridotte, tanto che la sopravvivenza a cinque anni libera dalla malattia è stata del 37% per coloro che si erano operati prima al fegato contro il 41,2% tra coloro che avevano subito prima l’intervento all’intestino. Mente la sopravvivenza cancro-specifica è stata di 51% per il primo gruppo contro 53,2% del secondo e anche lo scarto nella sopravvivenza generale si è ridotta, assestandosi a 47% tra gli operati al fegato ,contro 49,1% tra gli operati prima al colon-retto.

I commenti
“I medici sono in dubbio su quale approccio chirurgico sia il migliore in caso di metastasi al fegato derivanti da un tumore del colon-retto – ha spiegato  Health Dean Tsarwhas della Northwestern University Feinberg School of Medicine, che non era coinvolto nello studio – gli autori di questo studio hanno dimostrato che, una volta corretti per le variabili prognostiche, i dati sulla sopravvivenza o sulla recidiva non variano se si decide di operare la metastasi prima o dopo il tumore primario”. “Nel più grande studio ad oggi sull’approccio al trattamento chirurgico del tumore al colon-retto – ha dichiarato alla Reuters Health Welsh, il primo autore dello studio – abbiamo dimostrato che i pazienti che subiscono prima l’intervento al fegato non sono svantaggiati”.

Asaneh Barzi della Keck School of Medicine all’University of Southern California di Los Angeles è perplesso sui risultati della ricerca. “La combinazione di chemioterapia e farmaci target sono fattori determinanti nella sopravvivenza e nella terapia – ha dichiarato l’oncologa– Risultati che non tengano conto anche della concomitante terapia farmacologica sono dunque difficili da interpretare e tradurre in un cambio di pratica clinica”. “Purtroppo – ha proseguito Barzi, che non era coinvolta nello studio – i dati su quanti cicli di chemioterapia sono stati eseguiti, sulla loro tipologia e sulla loro durata e sulla risposta al trattamento non sono disponibili così come mancano i dati sulle modalità con cui i pazienti sono stati seguiti dopo l’intervento chirurgico, la frequenza degli esami, i test e le visite mediche di controllo a cui si sono sottoposti. Quindi – ha concluso – questo studio non chiarisce i dubbi su quale sia il corretto approccio chirurgico e non ha un impatto sulla pratica clinica”.

Secondo Alan P. Venook della University of California San Francisco School of Medicine, da quando è cominciato lo studio, nel 2004, la pratica clinica è notevolmente cambiata. “Molti pazienti si sottopongono a chemioterapia prima dell’asportazione della metastasi epatica e se il trattamento farmacologico li indebolisce, non si sottoporranno affatto all’intervento chirurgico. Quindi i pazienti che sono stati scelti per subire l’intervento avevano già una condizione favorevole. La rimozione del tumore primario è una pratica istintiva e appropriata nei pazienti sintomatici, quelli per esempio che hanno un blocco intestinale. Ma non è necessariamente il primo passo perché se ci sono altri tumori nelle vicinanze, si potrebbero perdere altri mesi e nel frattempo approfittarne per togliere il tumore primario”.

Fonte: British Journal of Surgery

Lorraine L Janeczko

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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